Si dice che il minimo battito d'ali di una farfalla sia in grado di provocare un uragano dall'altra parte dell'emisfero Il maxi richiamo Toyota per il possibile malfunzionamento dell'ABS e del pedale dell'acceleratore su alcuni suoi modelli, non è il più grave nella storia dell'automobilismo recente. Solo nel 2008 la Ford richiamò ben 12 milioni di mezzi a causa un interruttore a rischio di surriscaldamento. Eppure, oggi, la casa dell'ovale blu , che dal terremoto dell'auto del 2009 è uscita a testa alta e senza aiuti dal Governo Usa, guarda al futuro con ottimismo e con tanti nuovi modelli in programma.
Ma allora perché - a fronte di problemi che si risolvono in un'officina autorizzata Toyota in poco più di mezz'ora - il colosso giapponese sta accusando pesantissimi cali sui mercati azionari? Prima di Natale la casa giapponese capitalizzava 160 miliardi di dollari (valore che la colloca tra le società più importanti al mondo). Oggi invece vale 30 miliardi in meno, con il valore dell'azione che è sceso da 90 dollari agli attuali 74,5.
D'altra parte Toyota ha dichiarato che il costo complessivo della campagna di richiami sarà di circa 1,5 miliardi di euro. Ma allora com'è possibile che 1,5 miliardi di euro di spese impreviste per rimediare ai problemi abbiano fatto precipitare il suo valore del 20% in un mese? Per contro i recenti risultati del terzo trimestre sono positivi: utile netto consolidato di 633 milioni di euro.
E' anche vero che la possibile diminuzione delle vendite a causa del "danno di immagine" si avvertirà nelle prossime trimestrali, ma molti operatori ritengono che il brusco ribasso del titolo sia legato a fattori più emotivi che reali. Toyota, infatti, resta il maggior produttore mondiale di automobili (4.9 milioni di unità prodotte nel 2009). Quanto alla campagna di richiamo, si presume possa interessare fino a 8 milioni di veicoli (4 milioni solo negli USA).
I problemi riscontrati da Toyota sono due. O meglio tre. Lo scorso novembre era stato rilevato il possibile blocco dell'acceleratore a "tavoletta" causato dal tappetino che si incastra nel pedale. In un secondo tempo fu riscontrata un'altra anomalia, sempre al pedale del gas, fabbricato dalla statunitense Cts che - in quel caso di condensa nell'abitacolo - poteva restare incastrato a fine corsa. Nessun problema, invece, con il pedale di altri fornitori.
Ultimo in ordine di tempo è il problema che potrebbe verificarsi all'impianto frenate della Prius del 2009 (l'auto ibrida più venduta al mondo). In caso di temperature rigide un'anomalia al software dell'impianto richiede una pressione più decisa sul pedale per un'efficace azione frenante. Nonostante tutto, ieri - alla notizia della campagna di richiami estesa anche alla Prius - il titolo Toyota ha registrato un balzo alla borsa di Tokyo del +4%. Significa che i mercati premiano l'impegno della Casa giapponese nel risolvere i problemi riscontrati.
Quindi, se è vero che l'esborso (imprevisto) di 1,5 miliardi di euro per la campagna di richiamo non è poca cosa, è anche vero che un colosso che a dicembre valeva 160 miliardi di dollari potrà reggere all'urto. D'altra parte è innegabile che - tra la concorrenza - c'è chi va in giro per i corridoi con i pollici alle bretelle gustandosi il momento di crisi della Toyota.