Alla vigilia del 2011 il mercato dell'auto è in piena ripresa in tutto il mondo, tranne che in Europa e in particolare in Italia. Secondo gli ultimi dati resi noti, nei primi dieci mesi del 2010 le vendite di autovetture e veicoli commerciali leggeri sono cresciute del 32,6% in Cina, del 10,5% negli Stati Uniti, del 14,2% in Giappone, del 6,7% in Brasile, del 23,9% in India e del 22,5% in Russia.
Se consideriamo il quadro europeo le cose sono andate in maniera molto diversa. Nel periodo gennaio-ottobre 2010 nell'area Ue più Efta le vendite di autovetture hanno accusato un calo del 5,17 per cento. Apparentemente non è una grossa contrazione, ma se analizziamo la serie storica dei dati mensili la situazione è molto diversa. A fine marzo si registrava una crescita del 9,37%, ma nel periodo aprile-ottobre vi è stato un calo del 10,86 per cento. La ragione di questo andamento a due velocità è il progressivo esaurimento degli incentivi alla domanda varati nel 2009 e solo da alcuni stati rinnovati, con bonus ridotti, nel 2010. La situazione italiana è analoga a quella europea. A fine ottobre il mercato accusa un calo del 6,95 per cento. A fine marzo vi era stata una crescita del 23,33% grazie alla coda degli incentivi 2009, poi vi è stata una brusca caduta e il consuntivo aprile-ottobre chiude con un calo del 20,44 per cento.
Quali sono le ragioni dell'anomalia europea e italiana in un mercato mondiale dell'auto che nel 2010 è in forte recupero? Sono essenzialmente due: le politiche di incentivazione alla domanda e il diverso andamento dell'economia. Mentre nel mondo l'erogazione di contributi statali alla gente perché acquistasse automobili è stato un fatto sporadico e in generale ha avuto effetti limitati, l'Europa e l'Italia hanno beneficiato nel 2009 di consistenti incentivi alla rottamazione e all'acquisto di auto ecologiche. La conseguenza è che, mentre nel resto del mondo l'impatto della crisi sulle vendite di auto è stato pesante nel 2009, ma nel 2010 vi è già un forte recupero, in Europa, e in Italia, gli incentivi hanno consentito di limitare i danni nel 2009, ma il costo della crisi globale si è cominciato a pagare nel 2010. E ciò anche perché la coperta degli incentivi è stata troppo corta e non ha consentito di saldare la fine della parentesi dei bonus con una ripresa economica degna di questo nome.
E veniamo così al secondo elemento che sta determinando l'anomalia italiana ed europea: la diversa intensità del recupero dell'economia tra Europa e resto del mondo. L'Unione europea sta affrontando la crisi globale con la palla al piede delle sue paure e dei suoi tabù: il patto di stabilità, il timore dell'inflazione anche quando il pericolo è la deflazione, gli interessi della Germania sopra tutto il resto. Il risultato è che secondo l'Ocse nel 2010 il Pil crescerà del 2,8% nell'area Ocse, dell'1,7% in quella euro e dell'1% in Italia e le previsioni per il 2011 sono di crescita rispettivamente del 2,3%, dell'1,7% e (per l'Italia) dell'1,3 per cento.
Per il nostro paese, se la velocità della ripresa è quella che indicano le stime dell'Ocse, per recuperare i 6,8 punti di Pil persi tra il secondo trimestre 2008 e il secondo trimestre 2009 ci vorranno anni ed è chiaro che finché l'economia non sarà ritornata ai livelli ante-crisi non potrà certo ritornarvi il mercato dell'auto. E questo è tanto più vero se si considera che, quantomeno nel breve termine, non ci saranno nuovi incentivi. I concessionari (che attualmente si trovano a pagare il prezzo maggiore della crisi) strepitano, ma le case automobilistiche non li stanno più chiedendo al governo e il governo ha altre gatte da pelare.
Detto tutto questo, occorre però aggiungere che nel quadro abbastanza cupo del mercato italiano qualcosa sembra muoversi. Per il 2011 vi sono almeno tre elementi positivi da prendere in considerazione. Il primo è che potrebbe maturare una prima quota di domanda di sostituzione delle molte auto immatricolate nel corso del 2007, vale a dire nell'anno record per il mercato italiano. Gli italiani mediamente sostituiscono l'auto acquistata nuova dopo 6 anni. Questa è la media, ma vi è naturalmente chi sostituisce prima e chi sostituisce dopo. In periodi di crisi i tempi si allungano, ma non di molto e la conseguenza è che sul 2011 potrebbe riversarsi una quota di domanda di sostituzione superiore a quella del 2010.
Un secondo elemento positivo va individuato nella politica delle case. La grande paura a cavallo tra il 2008 e il 2009 aveva fatto tirare i remi in barca a tutti i costruttori di auto, ma già nella primavera 2009 la maggior parte delle case ha ripreso a investire, soprattutto nel prodotto. Il risultato è un notevole numero di nuovi modelli che stanno arrivando sul mercato e che in parte abbiamo già potuto vedere tra gli stand del Salone di Parigi e che, più compiutamente, vedremo al prossimo Motor show di Bologna che apre al pubblico il 4 dicembre. È ben noto l'effetto di stimolo sulla domanda delle novità. E questo effetto si eserciterà principalmente nel 2011.
Il terzo elemento positivo che interessa il mercato italiano riguarda il settore delle auto aziendali che vale il 25% delle immatricolazioni. Gli acquisti di auto da parte di società e imprese hanno subìto un forte calo nel 2009 per la crisi economica e per la pratica impossibilità di accedere agli incentivi. Nel 2010 si è però manifestata una ripresa che pare destinata ad accelerare nei prossimi mesi. L'effetto combinato dei tre fattori di cui si è detto potrebbe dar luogo a una sorta di reazione chimica da cui potrebbe scaturire una ripresa delle vendite di auto già nel 2011. Come in molte reazioni chimiche per avere un buon risultato occorre però una dose adeguata di catalizzatore, e, in questo caso, il catalizzatore è la ripresa dell'economia.