MOTORI24
1 marzo 2011

Auto, va in scena il rinascimento italiano

In vetrina al salone elvetico (fino al 13 marzo) numerose proposte firmate Fiat e Lancia-Chrysler. In rassegna supercar italiane da sogno mentre avanzano le case coreane
di Mario Cianflone

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A Ginevra va in scena il rinascimento dell'industria automobilistica italiana, anzi entra nel vivo quel rilancio a stelle e strisce con i primi – importanti – frutti dell'integrazione con Chrysler nell'ambito di quella Fabbrica globale di auto, diffusa sulle due sponde dell'Atlantico, che è diventata Fiat.

Ed ecco che sotto i riflettori del salone elvetico, il Lingotto schiera una raffica di novità che puntano consolidare la presenza in alcuni segmenti, come quello delle citycar, grazie alla nuova Lancia Ypsilon ora a cinque porte ed entrare in aree non coperte come quelle dei suv/crossover di taglia media o delle grandi berline, segmento abbandonato da tempo con l'uscita di produzione della poco fortunata Thesis. E qui entra in campo l'apporto degli States con il nuovo Fiat Freemont, un Dodge Journey italianizzato ed europeizzato, con la Thema che rinasce a stelle e strisce (è una Chrysler 300 di ultima generazione modificata e adeguata, con i diesel, al nostro mercato) e infine con il Grand Voyager, icona del mondo dei grandi monovolume che perde il marchio Chrysler e conquista quello Lancia. E poi al salone che inizia oggi per la stampa (il 3 marzo per il grande pubblico), Alfa Romeo ha pensato a una sorpresa: la 4c, una piccola coupé a trazione posteriore per far sognare. Insomma, a Ginevra, Fiat ha alzato la testa e la sua visibilità è davvero massiccia considerando anche la presenza in forze di Jeep, l'iconico brand che è uno dei tesori più preziosi conquistati con la campagna d'America condotta da Sergio Marchionne.

L'Italia a quattro ruote fa battere il cuore e stupisce anche con le super sportive. Ferrari mette in vetrina la FF, inedita creatura di Maranello a trazione integrale mentre la rivale Lamborghini porta la Aventador. Due vetture da far girare la testa. E c'è anche il Bel Paese che prova nuove strade. È il caso del rilancio della De Tomaso ad opera di Gian Mario Rossignolo (ex Telecom ed ex Lancia) che svela il crossover Slc con il quale cerca di riaccendere i motori dello storico brand italiano.
E mentre il Lingotto va in parata, forte di una gamma rinnovata, ma ancora non consolidata nel segmento C, emerge dalle presenze e dalle tantissime novità del salone che i grandi dell'auto si sono gettati alle spalle gli ultimi drammatici 24 mesi e guardano avanti, consci che il mercato europeo non può più brillare crescendo a tassi significativi, ma il futuro è inevitabilmente in Cina e in India.
Sono tuttavia i coreani a stupire davvero. Ancora una volta, Hyundai e Kia esibiscono un corso tecnico, stilistico e qualitativo che fa sembrare che siano passati decenni e non solo una quindicina d'anni da proposte naif come Kia Pride o Hyundai Lantra.

Le Case di Seoul stanno dimostrando che le macchine non solo le sanno costruire (anche in Europa) come Dio comanda, ma sono capace di esprimere linguaggi di design attraenti e originali, come è testimoniato ora dalla Hyundai i40 e dalla Kia Rio, reginette di bellezza del salone. Anche nell'automotive, dunque i coreani stanno seguendo la strada tracciata nell'elettronica. Prima hanno scimmiottato europei e giapponesi e poi li hanno superati. Una decina di anni fa Samsung non era il brand più cool per un tv o un telefonino, ora è ai vertici mondiali.
E lo stesso sta accadendo con l'auto e con Hyundai/Kia, grazie una struttura industriale e finanziaria che fa leva su iper agglomerati, i cosiddetti chaebol (Hyundai, Samsung ed Lg) che controllano l'intera catena del valore e l'accesso a componenti e tecnologie di base che possono prelevare dai propri magazzini o da quelli di partner connazionali. E se da una parte le case coreane hanno notevoli vantaggi derivanti dall'integrazione con il loro sistema Paese, dall'altro stanno – come accennato sopra – giocando molto bene la carta del design. E ora Hyundai/Kia è al quarto posto nel mondo e cresce in reputazione e appeal. E questo non può non spaventare big come Volkswagen.

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