Una piccola tutta nuova insieme a una gamma Lancia interamente rinnovata, una grande Fiat e due concept car tenute top secret fino al giorno del debutto, compresa un'Alfa dura e pura. È un salone di Ginevra denso di novità per Fiat Group Automobiles, in cui inizia a delinearsi il futuro dei vari brand nell'era delle sinergie con Chrysler.
Un futuro dalla duplice lettura, in particolare per il marchio Lancia, il cui design si sdoppia in due tipologie: una d'origine americana, di derivazione Chrysler, e l'altra plasmata intorno a codici stilistici della propria tradizione affinati nel tempo. Anche per questo, la nuova Ypsilon è stata da molti definita come «l'ultima delle Lancia». «È nata in un momento in cui volevamo allineare i modelli della gamma a determinati canoni estetici. Ecco perché sulla Ypsilon si trova molto della Delta», spiega Lorenzo Ramaciotti, vice president style di Fiat Group Automobiles, mentre fa notare una serie di elementi che appaiono ispirati dalla sorella maggiore: la forma della calandra, i gruppi ottici anteriori allungati e quelli verticali sulla coda, ma soprattutto quel montante posteriore a triangolo su cui va ad appoggiarsi il tetto, uno stilema che i designer chiamano flying bridge.
«Era importante distinguerla dalle altre piccole Fiat evitando una sportività marcata o la pura funzionalità, in favore di una personalità più sfiziosa, dai toni glamour», prosegue Ramaciotti. «Si osservano trattamenti di disegno abbastanza sofisticati, come lo guscio nella fiancata in basso che ricorda un po' la Ferrari Scaglietti». Senza dimenticare il retaggio Ypsilon, seppure nell'innovazione: «Per la prima volta questo modello ha cinque porte. Così si è scelto di nascondere la maniglia posteriore: abbiamo aggiunto funzionalità, ma senza perdere l'esclusività del disegno. Fondamentale è anche il trattamento bicolore. A differenza della Delta, dove il tetto può essere nero oppure in tinta con la vettura, la Ypsilon mantiene la sua caratteristica di poter abbinare colori diversi per la parte superiore e quella inferiore della carrozzeria, con un cofano motore "a coperchio" che può seguire il taglio bicolore insieme al tetto».
Ramaciotti è particolarmente soddisfatto di questo progetto, uno dei molti che ha seguito da quando ha preso il timone dello stile del gruppo Fiat, nel luglio 2007, dopo una lunga esperienza alla guida dello stile design Pininfarina. «Per la nuova Ypsilon la sfida consisteva nel realizzare una vettura che sembrasse più importante e più grande benché basata su un pianale nato per vetture più compatte». Il riferimento è alla Panda, più alta e stretta come architettura, con punti di seduta elevati (anche la 500 non risulta affatto bassa nel traffico). Ed è qui che entra il gioco il "mestiere": «Oltre ad allungare il passo, con 90 mm in più dedicati in parte all'abitabilità posteriore e in parte al bagagliaio, siamo intervenuti con un design che amplia la larghezza, come i parafanghi prominenti su una fiancata dalla sezione sostanzialmente continua».
La nuova Ypsilon ha suggerito anche una rivisitazione della calandra della Delta, sempre in nome della coerenza stilistica. Ed è proprio alla calandra che viene affidato tutto il peso dell'immagine di marca per i modelli "made in Usa": la nuova Thema, ovvero Chrysler 300, e il Grand Voyager, nome che si spiega da sé, oltre a un'ipotesi di Flavia berlina e cabrio su base Chrysler 200. «Si tratta ovviamente di un discorso di distribuzione, più che di design. La 300 è molto americana per dimensioni e trattamenti tesi del disegno, però rispetto alla generazione precedente mostra l'intenzione di Chrysler di rendere il modello più internazionale. Sulla coda ci sono elementi che ricordano un po' la Lancia Flaminia. D'altronde, anche Pininfarina ai tempi della Flaminia non disdegnava di dare un'occhiata oltreoceano, ma in epoca pre-internet passava molto tempo prima che qualcuno se ne accorgesse», scherza Ramaciotti.
Anche la Freemont ha di Fiat soltanto la calandra, ma rispetto alla Dodge Journey ha nuovi paraurti, definiti tra Torino e Detroit, che ne accentuano l'aspetto 4x4, mentre gli interni, rinnovati per entrambi i modelli, sono di standard europeo per stile e qualità dei materiali. «Prende il posto di Multipla e Ulysse inserendosi in un trend di mercato che vede un po' in declino le monovolume. È più "crossover", emozionale e sportiva».
L'arte del re-badge, però, non è il futuro del design Fiat. Prova ne sono le due concept car svelate oggi (da anni non se ne vedevano sugli stand del gruppo): una 500 coupé realizzata con Zagato e l'Alfa 4C, sportiva a motore centrale leggera e prestazionale. Un tema, quest'ultimo, caro a Ramaciotti, che lo aveva esplorato negli anni Novanta alla Pininfarina con i tre prototipi della serie Ethos.