Potrebbe essere addirittura imposto per regolamento comunitario a tutti i Paesi della Ue se alcuni di questi – e nella fattispecie Danimarca, Francia, Irlanda, Lettonia, Malta e Gran Bretagna – dovessero ancora rifiutare di sottoscrivere un accordo che ha già invece raccolto le adesioni ufficiali di 15 stati dell'Unione, fra cui anche l'Italia, e quelle formali di altri nove. L'oggetto del "contendere" è eCall, satellitare installabile a bordo delle autovetture che inoltra automaticamente in caso di incidente una chiamata di emergenza al 112, il numero unico per i servizi di soccorso e d'emergenza europeo, e segnala le coordinate geografiche con l'esatta posizione del veicolo. Un sistema che, secondo le stime di Bruxelles, potrebbe salvare circa 2.500 vite all'anno in Europa e ridurre di almeno il 10% la gravità degli incidenti non mortali se fosse installato tutti i 230 milioni di automobili circolanti nella Ue
L'atteggiamento finora riluttante di alcuni Paesi non piace in modo particolare al commissario europeo per le Telecomunicazioni Viviane Reding, che ha la ferma intenzione – nel caso la situazione non si sbloccasse in tempi relativamente brevi e la diffusione del servizio non procedesse a dovere – di rendere obbligatoria entro il 2014 per governi, industrie e servizi di emergenza l'adozione della tecnologia di cui sopra, che allo stato attuale delle cose è facoltativa. Nel peggiore dei casi, quindi, i produttori di automobili potrebbero trovarsi obbligati, a partire dal 2010 ed entro i prossimi cinque anni, a installare eCall su tutti i nuovi veicoli e a contribuire in qualche modo al rendere possibile l'utilizzo del sistema (i costi sarebbero però a carico del singolo proprietario dell'automobile) anche ai veicoli già circolanti.
Gli operatori mobili sposano il progetto ma quando si parte?
Ciò che alimenta la concretezza della Reding nel perseguire gli obiettivi di "automobili e sistemi di trasporto intelligenti" grazie alle tecnologie è probabilmente l'atteggiamento propositivo degli operatori di telefonia mobile, che si sono detti pronti a sostenere la campagna dell'Unione europea per dotare le nuove automobili di eCall. La Gsma, l'Associazione che riunisce circa 800 carrier telefonici a livello globale, ha infatti sposato il progetto dando la disponibilità, con costi e modalità però ancora tutti da definire, per gestire le chiamate inoltrate ai centri di pronto intervento. Sebbene la tecnologia di per sé sia pronta ad entrare in azione, il ruolo degli operatori telco – unitamente a quello dell'industria automobilistica e delle amministrazioni di ogni singolo Paese – è infatti fondamentale per garantire il corretto funzionamento di eCall presso i centri deputati a gestire le chiamate automatiche di emergenza. Sulla carta non manca nulla ma se a quattro anni dall'avvio del progetto eCall non è ancora operativo in nessun paese europeo qualche motivo ci sarà. Il 2009 doveva essere l'anno buono ma a mettere i bastoni fra le ruote sono intervenuti ritardi nella modernizzazione dei servizi di soccorso e di addestramento del personale nella risposta alle chiamate d'emergenza e, soprattutto, costi che per le amministrazioni di alcuni Paesi avrebbero troppo appesantito i bilanci nazionali. Costi che derivano dagli investimenti necessari per la produzione del dispositivo da installare su ogni autovettura (circa 100 euro) e per abilitare gratuitamente il servizio (come gratuito è del resto la chiamata al 112) ai cittadini Ue.