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				FOTO: Honda VFR1200F, turismo molto, molto veloce
10 febbraio 2011

Honda VFR1200F, turismo molto, molto veloce

di Gianluigi Guiotto
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Abbiamo avuto modo di provare per un paio di settimane la sport-tourer per eccellenza, la VFR1200F della Casa alata. Ne abbiamo parlato qualche tempo fa al momento del lancio ufficiale. Qui ricordiamo solo che il cuore della VFR è un quattro cilindri capace di erogare ben 173 cv a 10.000 giri, e una coppia massima di 129 Nm a 8.750 giri; la parte interessante è che il 90% della coppia è disponibile già a 4.000 giri. Inoltre, la VFR monta un nuovo "throttle-by-wire"; il funzionamento del gas avviene a comando elettronico, senza contatto "fisico" completo fra la manopola dell'acceleratore e il propulsore. Altro punto in comune con la Fireblade è la frizione antisaltellamento, che nelle scalate più brusche evita il pericoloso bloccaggio della ruota posteriore.

Il passaggio dalla carta alla strada rende onore alla sport-tourer giapponese. Cominciamo con una premessa doverosa: la VFR1200F pesa 267 kg (lo si nota soprattutto dall'imponenza dell'anteriore) e non è la classica moto cui si dà subito del tu, ma richiede qualche "appuntamento" prima di prendere confidenza. Di contro, dopo qualche uscita, è inevitabile che scoppi l'amore, soprattutto se siete motociclisti che amano le due ruote con carattere e dalla guida molto divertente.

La posizione in sella non sacrifica nemmeno i piloti più alti (chi scrive è alto 192 cm) che trovano ampio spazio per le gambe e un appoggio sul manubrio non affaticante nemmeno dopo qualche ora di viaggio. Una volta in moto, la VFR si lascia condurre nel traffico dolcemente: il cardano lavora ottimamente, tanto da ricordare una trasmissione a catena molto ben a punto; dimenticatevi dunque reazioni brusche o scompensi d'assetto.

Il motore è da riferimento quanto ad elasticità: si può apire tutto il gas in sesta fin dai 1.500 giri, ottenendo una discreta spinta fino a circa 4.000 giri, soglia oltre la quale si apre la valvola sullo scarico, e il V4 dà il meglio di sé. Anche la ciclistica è esente da appunti: in autostrada, i curvoni veloci si affrontano con sicurezza grazie a un avantreno che definire "granitico" non pare eccessivo. Cambio e freni sono intonati al resto della moto: rapido e preciso il primo, con una frizione antisaltellamento che aiuta alla grande nelle scalate più tirate, e tre dischi che frenano egregiamente i tre quintali e mezzo complessivi, tra moto e pilota (il CBS aiuta ripartendo la frenata sui tre dischi, mentre l'ABS è più presente dietro che davanti).

Discretamente capienti i due bauletti laterali, in grado di contenere un casco integrale. In chiusura, due appunti: la carena protegge gambe e tronco, ma l'avrei preferita un po' più alta (c'è però il plexiglas sdoppiato opzionale) per un maggior riparo per il casco; seconda nota è il serbatoio, che tiene solo 18,5 litri (4,5 di riserva): il potente 1200 non va oltre i 13-14 km/l e ciò si traduce in una sosta dal benzinaio ogni 200 km circa. Qualche km in più di autonomia non avrebbe guastato.

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