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C'era una volta l'Italia in cui la potenza dell'auto era «gratis»: il sistema fiscale era tutto basato sulla cilindrata e le marche nazionali avevano imparato a spremere cavalli da motori piccoli, cosicché si poteva acquistare un'ammiraglia nazionale con prestazioni da superberlina "tremila" tedesca pagando quanto la sonnacchiosa versione "duemila" della medesima berlina germanica. C'è invece l'Italia di oggi, dove tutto si paga in base alla potenza. E si paga anche salato, soprattutto a partire dai 185 kiloWatt appena fissati dal decreto salva Italia come soglia di applicazione della nuova super-addizionale sul bollo auto (20 euro per ogni kW eccedente la soglia), Nel decreto legge 201/2011 (questo il riferimento normativo della manovra Monti, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 6 dicembre) il superbollo per le auto è contenuto nello stesso articolo che dispone il prelievo su barche e aerei. Tutto è cambiato, dunque. Ma sono rimaste le parole «potenza» e «cavalli», anche se usate con significato diverso rispetto a una quindicina di anni fa. Questo manda in confusione molti, che applicano le cifre contenute nei decreti a concetti e unità di misura diversi. Così c'è chi teme di essere stato stangato dalla manovra economica quando invece per sua fortuna non gli hanno cambiato nulla. Facciamo allora un po' di chiarezza. Quanto è «potente» la tua auto? Quella che oggi in gergo fiscale si chiama «potenza» corrisponde al significato tecnico della parola: è la potenza effettiva del motore, riportata sulla carta di circolazione (alla voce P.2, nella sua criptica versione adottata dal 1999). Questa potenza si misura in kiloWatt, secondo il sistema ufficialmente adottato dalla Ue nel 1982. Ma commercialmente le case automobilistiche continuano a utilizzare i cavalli, esattamente come fa la gente normale nelle sue discussioni. Un kiloWatt equivale a 1,36 cavalli, per cui - ad esempio - un motore da 100 kiloWatt ha 136 cavalli. Chi confonde le due unità di misura si prende uno spavento inutile. Capita a chi ha motori da 200 cavalli, che si vede sopra la soglia di 185 e non si accorge che in kiloWatt tale potenza è di "appena" 147. Capita pure a chi ha motori più potenti: per esempio, con 300 cavalli si pensa di eccedere di 115 la soglia del superbollo (dovendo quindi pagare 2.300 euro), mentre invece sfora di meno di 40. C'è infine la «potenza fiscale», ormai in disuso (fa ancora da riferimento solo per determinare la tariffa assicurativa Rc auto e nemmeno sempre). In pratica, fino al 1997 il legislatore fiscale considerava la cilindrata, fissando delle fasce comprese tra un minimo e un massimo di centimetri cubici; ciascuna fascia era contraddistinta da un numero, espresso in «cavalli fiscali», che nulla hanno a che vedere con i cavalli "normali", essendo un indice legato alla cilindrata e non un'unità di misura della potenza effettiva. Per esempio, 17 cavalli fiscali erano la potenza fiscale delle vetture intorno ai 1.600 centimetri cubici di cilindrata, 20 cavalli identificavano le "duemila". © RIPRODUZIONE RISERVATA
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