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Cambia la liberalizzazione dei ricambi auto: la direttiva Monti si fa in due (Fotolia)
5 marzo 2010

Da giugno mercati separati per auto e ricambi

di Nicola Giardino
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Tutto pronto a Bruxelles per il nuovo provvedimento della commissione europea per la disciplina della distribuzione automobilistica che entrerà in vigore in data 1° giugno che prevede per la prima volta un regime separato per la vendita di auto rispetto a quella di assistenza e ricambi. E' una rivoluzione che ha sorpreso non pochi operatori e che prelude ad una ormai prossima liberalizzazione totale del settore. Via per sempre stampelle di sostegno alla vendita sottoforma di un regolamento di esenzione specifico (BER – Block exemption regulation) poiché il livello di concorrenza acquisito è ormai pari ad altri settori (trascorso un periodo di tre anni di transizione con l'attuale regolamento) a differenza del post-vendita giudicato invece ancora bisognoso della tutela di un nuovo provvedimento specifico per ancora qualche anno. Le nuove disposizioni sostituiranno l'attuale Regolamento di esenzione per categoria 1400/2002 CE (BER) meglio conosciuto come Regolamento Monti, ormai in scadenza, che nel corso degli ultimi otto anni ha permesso a tutto il comparto automobilistico di elevare il livello di concorrenza rispetto al passato. Mario Monti, all'epoca inflessibile commissario alla concorrenza, si impose sui poteri forti. Norme come il multimarche nella vendita e nell'assistenza, la clausola di ubiquità, la liberalizzazione della manutenzione delle vetture in garanzia, il diritto delle officine indipendenti di ricevere informazioni tecniche dalle case, e tante altre non meno importanti, fecero discutere molto e attirarono le critiche delle case che ottennero il coinvolgimento dei governi dei paesi maggiormente interessati all'industria dell'auto. Alcune di esse hanno letteralmente fatto registrare una svolta nel mercato, altre invece si sono rivelate meno determinanti del previsto. Di fondamentale importanza la suddivisione dei ricambi in originali e corrispondenti (all'originale), che ha mandato in soffitta quella ormai superata e semplicistica di originali e non originali. In vista delle novità che la Commissione si accinge a varare, gli operatori del post-vendita si sono attivati per convincere la Commissione a meglio circoscrivere la definizione di ricambi corrispondenti. Se è chiaro che la qualità del ricambio originale è la stessa dei componenti utilizzati per l'assemblaggio dei veicoli, e quindi sono originali a tutti gli effetti anche quelli prodotti con le stesse modalità dal fornitore della casa auto e successivamente venduti in aftermarket, meno chiara è la definizione di ricambi di qualità corrispondente ovvero "quelli fabbricati da qualsiasi impresa che possa certificare in qualsiasi momento la corrispondenza della loro qualità a quella degli originali" come recita la norma. Troppo poco, perché l'autocertificazione purtroppo funziona solo in caso di azienda solvibile che ha da perdere in caso di falso. La realtà del mercato ricambi è purtroppo fondata anche su piccoli produttori e da importatori improvvisati senza strutture, che non hanno niente da perdere a immettere sul mercato prodotti scadenti e sono pronti a certificarne la corrispondenza agli originali. La materia non è di facile soluzione e anche l'auspicata certificazione di un ente terzo e qualificato di tutti i ricambi è una via impraticabile. Sono troppo numerosi i pezzi e la certificazione sarebbe semplicemente impossibile. In attesa di una soluzione è consigliabile a tutti gli operatori indipendenti di astenersi dal vendere o installare ricambi non certificabili che interferiscono con la sicurezza (pastiglie e dischi freno soprattutto) perché in caso di incidente, qualora fosse accertata la dubbia qualità, anche il venditore potrebbe essere chiamato in correo con il produttore perché scatterebbero le norme sulla sicurezza dei prodotti del codice del consumo. In conclusione la Commissione deve risolvere il problema della qualità corrispondente dei ricambi non solo per le ragioni esposte, ma anche perché rischia di proteggere le forze dominanti del mercato invece di quelle più deboli. Nella manutenzione dei veicoli in garanzia (sottratta al monopolio delle case per essere liberalizzata in favore delle officine indipendenti) in mancanza di una normativa meglio definita sui ricambi corrispondenti (ammessi dal regolamento), per evitare rogne le officine ricorrono sempre più ai ricambi originali delle case, esattamente l'effetto contrario di quanto auspicato dalla Commissione.

LA PROPOSTA
Una soluzione potrebbe forse essere l'obbligo ai fabbricanti di ricambi corrispondenti di riportare obbligatoriamente in modo ben visibile sulla confezione la dicitura "ricambio di qualità corrispondente" analogamente a quanto prescritto per i prodotti farmaceutici. Inoltre si potrebbero estendere le pene previste dal codice del consumo a proposito della tutela della sicurezza dei prodotti. Il codice in vigore, recepito dalla legislazione europea e quindi in vigore in tutti i paesi UE con regole pressoché identiche, stabilisce che è responsabile della sicurezza chi produce, ma anche chi vende se ne è provata la conoscenza della pericolosità della merce venduta. A prima vista sembrerebbe una variazione di poco conto rispetto al regolamento attuale e inoltre si potrebbe obbiettare che in fondo si tratta pur sempre di autocertificazione. Ma con la differenza di non poco conto che la modifica suggerita istituisce l'autocertificazione obbligatoria ben visibile agli occhi del consumatore o utilizzatore al momento dell'acquisto, in sostituzione dell'attuale insufficiente autocertificazione da fornire "in qualunque momento" (anche dopo l'acquisto). Inoltre la responsabilità solidale del venditore potrebbe costituire un deterrente per i ricambisti incauti che oggi riuscirebbero a farla franca con facilità.

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