La battaglia degli automobilisti contro le multe si gioca sempre più spesso davanti ai giudici di pace. Per farsi annullare l'odiata contravvenzione, c'è chi le inventa davvero tutte.
I casi che finiscono davanti ai giudici di pace
A Empoli c'è chi ha invocato un attacco di gastroenterite per non pagare l'autovelox: al giudice ha spiegato di andare di corsa a causa del "malore addotto", chiedendo – senza ottenerlo - l'annullamento del verbale.
Ma c'è anche la signora che si oppone ad una contravvenzione per divieto di sosta dichiarando di essere impossibilitata a spostare l'auto in quanto affetta da "bronchite acuta". Anche in questo caso il giudice ha rigettato il ricorso, ma la fantasia dell'automobilista moderno non si ferma qui. Pur di non pagare una multa per divieto di sosta, c'è chi si presenta in udienza dicendo di aver parcheggiato male per comprare le medicine in farmacia contro un "un forte mal di schiena". Manco a dirlo, il giudice rigetta, ma gli automobilisti non demordono. E ci riprovano. Così c'è chi sostiene di aver ecceduto i limiti di velocità per recarsi in ospedale a trovare la moglie, la figlia o addirittura la suocera. Se non esiste un rischio attuale per la vita dei parenti, all'automobilista imprudente non resta che pagare la contravvenzione.
Nei fascicoli che finiscono davanti ai giudici di pace c'è un intero prontuario medico. C'è chi considera congiuntiviti o asma mali dai risvolti imprevedibili, tali da mettere in pericolo la vita. Chi allega certificati di dolori articolari, muscolari o di disturbi intestinali, tutti idonei all'occorrenza a finire davanti ai giudici.
Quando il verbale può essere annullato
Ma c'è anche chi è riuscito ad ottenere l'annullamento di una sanzione amministrativa proprio sulla base dello stato di necessità. I requisiti però sono assai stringenti. La multa può essere annullata se l'automobilista riesce a dimostrare di aver agito in maniera illecita per salvare sé o altri da un grave pericolo alla persona. Vale anche lo stato di necessità putativo, ovvero ritenuto erroneamente esistente dall'automobilista, purché non sia ravvisabile la colpa. Ovviamente tutti i motivi addotti nei ricorsi devono essere rigorosamente provati, pena il rigetto della domanda.
E allora trova giustificazione la condotta del medico cardiologo che parcheggia l'auto in divieto di sosta per visitare un paziente iperteso, obeso e diabetico con gravi patologie al miocardio. O l'automobilista che riceve la telefonata di un amico cardiopatico, residente in un luogo impervio, che gli comunica di accusare forti dolori al petto e si precipita a soccorrerlo, riuscendo ad arrivare prima dell'ambulanza, ma inciampando nell'autovelox. O ancora chi corre in auto per portare la moglie con le doglie all'ospedale. Tutti casi estremi, si dirà. Ma di certo idonei a farsi annullare la contravvenzione. Agli altri, non resta che pagare. Ricorsi dilatori e infondati potrebbero portare dritti alla condanna alle spese. Allora meglio pensarci su.