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				FOTO: Suzuki GSR750, amichevole aggressività
18 maggio 2011

Suzuki GSR750, amichevole aggressività

di Gianluigi Guiotto
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Agli italiani le naked medie piacciono fin da quando, nel 1993, il Monster lanciò un nuovo filone di moto: potenza, guida sportiva ma senza la pesantezza e l'ingombro della carena. In altre parole, interasse ridotto e quote ciclistiche in grado di offrire un'agilità sorprendente. Dopo anni di predominio della Kawasaki Z750, Suzuki arriva con la GSR750 a colmare un vuoto, finora solo parzialmente coperto con la GSR600, che ora esce dal listino. Attenzione, però: la nuova GSR750 non è una versione maggiorata della 600, ma una moto del tutto nuova. L'obiettivo dei progettisti era creare una media sportiva, in grado di offrire una guida emozionante ma anche capace di supportare una guida rilassata grazie a una posizione di guida non sacrificata tipica delle supersportive.
Un 750 addomesticato. Punto di partenza è stato il motore, che è quello della sportiva GSX-R750, addolcito per offrire più "schiena" ai regimi medio-bassi. L'incremento della coppia rispetto al 600 è significativo: 80 Nm contro i 65, e raggiunti a 9000 giri, 600 in meno rispetto alla GSR più piccola. Cresce anche la cavalleria, che passa a 78 kW a 10mila giri. I rapporti del cambio sono stati accorciati per avere una moto ancor più reattiva nei tratti guidati come quelli su cui si è svolto il test per la stampa (da Piacenza al passo del Penice). Una centralina per la gestione del motore controlla i sistemi d'iniezione del carburante e di accensione, con una diminuzione dei consumi (la Casa dichiara il 10% in meno rispetto al 600). La centralina monitora i giri del motore, la posizione della valvola a farfalla primaria e la marcia inserita. Il sistema apre e chiude quindi le valvole secondarie in base alle necessità, per mantenere la velocità di aspirazione dell'aria nei collettori ideale e fornire al motore una miscela aria/combustibile perfettamente miscelata e ottenere una combustione completa.
Telaio e forcellone in acciaio. La GSR750 dice addio al telaio in alluminio della 600: lo chassis è realizzato con una combinazione di tubi in acciaio con sezione a D nella parte anteriore e con sezione circolare nella parte posteriore. In acciaio è anche il forcellone, nero, con sezione rettangolare che fa un po' troppo "entry level": il mono Kayaba è abbinato a un leveraggio progressivo che consente di aumentare progressivamente la resistenza fornita dal mono all'aumentare dell'escursione, adattando la sospensione alle imperfezioni del fondo stradale. Il precarico della molla dell'ammortizzatore è regolabile in sette posizioni. La forcella Kayaba a steli rovesciati da 41 mm consente, invece, la regolazione del precarico della molla.
Misure reattive. L'interasse è di soli 1.450 mm con un angolo d'inclinazione del cannotto di sterzo di 25° 15' e un'avancorsa di 102 mm. I ganci incorporati agli attacchi delle pedane consentono di fissare una borsa o un pacco al sedile posteriore. Un vano ubicato sotto la sella rimovibile del passeggero (che sarà per forza un'eventualità poco frequente visto il poco spazio a sua disposizione e la posizione rialzata rispetto al pilota) può alloggiare un lucchetto a U o essere utilizzato per riporre piccoli oggetti come guanti o occhiali. Infine, la GSR750 monta all'anteriore due dischi flottanti da 310 mm, con pinza idrauliche a due pistoncini Tokico; dietro, il disco singolo è da 240 mm con pinza a pistoncino singolo Nissin.
Su strada. Il primo contatto con la GSR750 è amichevole: la sella a 815 mm e il vitino snello consentono ai piloti di tutte le taglie di poggiare una rassicurante percentuale di entrambi i piedi a terra. Per afferrare il manubrio è necessario sporgersi leggermente in avanti, ma senza caricare i polsi: una posizione che paga nei tratti guidati dove si porta il peso in avanti ma che consente anche di riposarsi quando si decide di fare turismo. La strumentazione è completa e ben leggibile; c'è anche il contamarce, informazione assente in molti modelli della concorrenza, pur essendo molto utile quando ci si fa prendere la mano (eventualità tutt'altro che remota con la GSR750). Mi sporgo oltre il manubrio e… la ruota è subito lì sotto: la GSR750 è davvero molto compatta. Il motore si avvia subito e gira regolare, con una piacevole sonorità allo scarico. Dopo le prime marce, comincio subito ad alzare il ritmo tirando un po' il collo al motore. L'elasticità è sorprendente: dai 4.000 giri, si riprende in sesta dai 40- 50 km/h senza problemi. Raggiunti i 7.000 il motore cambia suono e ritmo diventando davvero esaltante. In sesta, a 130 km/h, il motore gira, invece, tranquillo intorno ai 6.000 giri. Vibrazioni totalmente assenti, anche alle pedane in alluminio, rivestite in gomma e montate su supporti in alluminio, installati ai lati del telai. Non si avvertono vuoti nell'erogazione che ho trovato davvero costante e sempre poderosa: questo 750 sembra avere sempre una costante riserva di energia. In velocità, nonostante la compattezza, la GSR750 corre su dei binari: l'avantreno è saldo a terra e dà al pilota una piacevole sensazione di controllo della moto. Anche nei curvoni veloci, la GRS procede sicura senza ondeggiamenti. L'unica nota va al mono posteriore, la cui taratura si è rivelata un po‘ dura: sui numerosi avvallamenti che s'incontrano salendo al Penice, questo settaggio ne ha reso difficoltoso l'assorbimento, a discapito della schiena del pilota e dell'efficacia della guida. È stato un problema maggiormente sentito dai tester di taglia minore rispetto a chi scrive che "viaggia" intorno ai 100 kg, segno che agendo sulle regolazioni è possibile sopperire al problema. I freni svolgono con sobria diligenza il proprio compito, richiedendo una discreta energia alla leva, e mostrando un'insensibilità all'affaticamento, segno che, a volte, un buon impianto tradizionale è più che sufficiente. L'Abs arriverà solo tra qualche mese. Ma è nel misto montano che la GSR750 mostra tutta la sua agilità: scende veloce in piega, è precisa nel centro curva, e spinge all'uscita con notevole vigore; in tutte queste operazioni è intuitiva e non sorprende mai il pilota, anche quando si fa "cantare" il motore in alto. In altre parole, è divertente, anche quando non si tirano le marce ma si adotta una guida rotonda, magari in 3a o 4a, sfruttando l'elasticità del motore. Alla fine del percorso – 115 km percorsi "senza badare a spese" e con un lungo tratto in montagna – l'indicatore del carburante segnava metà del serbatoio di 17,5 litri; ma per valutare i consumi sarà necessaria una prova più lunga. Bianca come nelle foto, rossa o nera, la GSR750 è già in vendita a 8.190 euro f.c.

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