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La Triumph Street Triple, sin dal suo lancio nel 2007, è subito entrata nella cinquina delle migliori streetfighter "medie" del mercato. Deriva l'aspetto frontale dalla "vecchia" Speed Triple, di cui poche settimane fa abbiamo visto la versione 2011: doppio faro tondo, pochissimi orpelli, e motore in bella vista; dietro, doppio scarico alto (nella prova, la nostra moto montava due scarichi Arrow, dall'ottima sonorità). Prima ancora di salire in sella, s'intuisce facilmente che il cuore della Street Triple è il tre cilindri in linea di 675cc derivato dalla Daytona, la media sportiva della Casa inglese, ovviamente aggiornato per renderne più docile l'erogazione della potenza (106 cv a 11.700 giri) e della coppia (68 Nm a 9.200 euro, ma da poco più di 3000 giri si ha sempre oltre 55 Nm); il motore della Street Triple è stato studiato per offrire il meglio ai medi regimi, quelli più utilizzati nel misto, terreno in cui la Street è davvero molto divertente (favorita dal ridotto interasse di 1.390 mm). Il sound del 12 valvole raffreddato a liquido, rivisitato dagli scarichi Arrow, è inconfondibile: bastano poche manate sul gas per scatenare la "fame" di curve e tornanti. Dalla sportiva deriva anche il telaio, il forcellone, e i freni: i dischi da 308 mm sono morsi da pinze a due pistoncini azionate da una pompa assiale. La forcella rovesciata da 41 mm e il monoammortizzatore sono Kayaba, con regolazioni per il solo precarico molla del mono. Nel misto, la Street Triple sfrutta la caratteristica del cambio di avere rapporti molto ravvicinati: le marce corte consentono di tenere sempre una marcia alta, sfruttando la generosità del motore. Anche in sesta, la Street riprende dai 2.500 giri con decisione, facendo pensare a moto dalla cubature ben maggiore. Insomma, in ogni situazione si ha a disposizione una buona riserva di gas per trarsi d'impaccio. Il rovescio della medaglia è il comportamento in autostrada: a velocità codice, il motore è sempre leggermente "su di giri" e si vorrebbe una sesta più lunga, per abbattere vibrazioni e consumi. Ma va detto che con una moto così, con riparo aerodinamico pressoché nullo, l'autostrada è spesso un "male necessario" per arrivare a strade ricche di curve ed emozioni che la Street dispensa a piene mani. Si apprezza l'impostazione di guida, molto caricata sul davanti: l'avantreno sotto il naso del pilota dà confidenza al pilota che sente di avere ben in mano le reazioni della moto che, con un peso di 189 in ordina di marcia, è peraltro neutra nella stragrande maggioranza dei casi. Le sospensioni, infatti, lavorano abbastanza bene e copiano dignitosamente le asperità, anche se il pavé milanese in alcuni punti mi ha fatto rimpiangere sospensioni più morbide. Ma è una "sofferenza" che si sopporta volentieri per avere la sincerità e l'immediatezza della Street Triple nel misto. Anche i freni sono perfettamente adeguati alla natura della Street: l'impianto l'anteriore consente decelerazioni importanti e accresce il senso di sicurezza. Solo in città, tra le auto in fila, lo sterzo sembra un po' limitato: si vorrebbe un raggio di sterzata minore per svicolare più facilmente. Ultimo (ma non per importanza) punto di forza della Street è il prezzo, che le consente di confrontarsi con le naked giapponesi: costa 7.990 euro, rossa come in foto, oppure nera, bianca o gialla. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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