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				FOTO: Kawasaki Z1000, vera streetfighter giapponese
27 novembre 2009

Kawasaki Z1000, vera streetfighter giapponese

di Gianluigi Guiotto
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Diciamo la verità: le superbike sono affascinanti e gettonatissime ai Saloni. Ma quanti sanno sfruttare fino in fondo i 150 cv dei loro motori? Pochi motociclisti. Senza contare i semimanubri che indolenziscono i polsi e gli strapuntini risicati che definiscono "sella passeggero". Da qui l'idea: addolcire la posizione in sella di una supersportiva, spogliandola delle carene, ma conservando intatte le caratteristiche di motore e ciclistica; un'idea di successo, visto che la Z750 (la sorella minore della moto di cui scriviamo) era ancora la moto più venduta nell'ottobre scorso. La Z1000 è uno di questi modelli: nata nel 2003 dall'evoluzione della ZX-9R, offriva prestazioni da super sport adattate a un uso strettamente stradale e a una linea e un design decisamente all'avanguardia, tutto spigoli, che ha fatto scuola. Giunta alla terza generazione, la Z1000 è stata completamente rinnovata, accentuandone la particolarità della linea e condendola con un motore e una ciclistica di prim'ordine. Partiamo dal primo. L'inedito propulsore a quattro cilindri in linea con 16 valvole DOHC da 1.043 cc raffreddato a liquido, rispetto alla versione precedente, offre una potenza superiore (13 in più: ora i cavalli sono 138 a 9.600 giri) e maggiore coppia (110 Nm a 7800 giri). Per far crescere il propulsore sono stati rivisti l'alesaggio e la corsa, ottenendo maggior reattività ai regimi medio-bassi (quelli che danno maggior soddisfazione nella guida su strada). Nuovo è anche l'impianto d'iniezione con un sistema di farfalle secondarie ovali, soluzione adottata nelle Ninja che ha consentito di snellire il motore. Una parte importante del lavoro dei progettisti è confluita nel tentativo (riuscito) di accentrare le masse per rendere la Z1000 ancor più facile da guidare. Ecco allora il motore inclinato in avanti di 5° (per abbassare l'albero motore e, quindi, il baricentro) e gli scarichi – sempre doppi e divisi in due – ma più corti (grazie alla precamera di scarico) e più leggeri. Nel totale il risparmio di peso è di 10 kg: la Z1000 ferma l'ago della bilancia sui 218 kg in ordine di marcia. A ciò contribuisce anche il nuovo telaio in alluminio (prima era in acciaio) più rigido del 30%, con le due grosse travi laterali che passano sopra il motore, snellendo ulteriormente la moto. Anche il telaietto posteriore è in alluminio in soli tre pezzi. Altra novità: il mono posteriore, quasi orizzontale, è sopra il forcellone; risultato: la moto è più corta di 5 mm. Davanti, la forcella rovesciata da 41 mm guadagna la regolazione dell'idraulica in compressione, mentre rimane invariato l'impianto frenante. Molto high-tech la strumentazione, regolabile con una rotella su tre posizioni a seconda dell'altezza del pilota. In attesa della versione dotata di ABS che arriverà a gennaio 2010, la Z1000 è già in vendita a 10.590 euro, nei colori marrone-castagna (con sella stampata pitone), nera-argento e bianco-arancio.

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