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26 gennaio 2012

Mercato in calo, concessionari a rischio taglio. Federauto: «situazione preoccupante»

di Gianni Rusconi
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La flessione del 10,9% nelle vendite di automobili in Italia nel 2011 – poco meno di un milione e 750mila le vetture immatricolate negli ultimi dodici mesi – ha acuito quella che era una tendenza negativa già evidenziatasi nel corso del 2010. E cioè le pressanti difficoltà che gravano sui concessionari, il cui futuro (per molti di questi) è tutt'altro che roseo all'insegna di una sostenibilità del business sempre più precaria.
All'evento di apertura dell'anno automobilistico, l'Automotive Open tenutosi ieri presso la Borsa di Milano, si è parlato dunque di come la rete di distribuzione può uscire dall'empasse che si è venuta a creare a partire dal secondo semestre del 2010, una volta esauritosi l'effetto incentivi. Il quadro di sintesi è, come lo ha descritto Luca Montagner, responsabile delle attività di ricerca di Quintegia, il seguente: la volatilità del mercato degli ultimi dodici mesi è stata solo in parte assorbita dalle sempre più frequenti iniezioni di campagne promozionali messe in campo dalle case costruttrici.

Per i 10 principali marchi in termini di quota di mercato la vendita di auto nuove ha determinato nel dettaglio un margine lordo (comprensivo del massimo dei bonus quali-quantitativi previsti) del 13,3%, un dato praticamente allineato a quello del 2010 (era al 13,6%) ma quasi completamente eroso dallo sconto al cliente. Per i concessionari, in altre parole, le promozioni sono servite da salvagente per rimanere a galla e poco o nulla hanno contribuito ad elevare i margini di profitto in una fase recessiva, questa la sottolineatura di Montagner, mai registrata nella storia dell'automotive.
I dealer sono quindi messi all'angolo da una convergenza di fattori. La curva al ribasso delle vendite, la ridotta capacità di accesso al credito e l'aumento del costo del denaro, la maggiore pressione della spesa per i consumatori e il fatto che le case automobilistiche preferiscono investire nei mercati emergenti.

E il dato su cui il settore deve riflettere è sotto gli occhi di tutti: il numero di concessionari italiani nell'ultimo biennio ha registrato una contrazione del 15%. Molti operatori – poco meno del 60%, secondo le rilevazioni di Quintegia – hanno già adottato strumenti di vendita alternativi (sottoforma di figura dedicata a Internet e un profilo su Facebook) ed altri stanno sperimentando soluzioni "innovative" come la creazione e lo sviluppo di gruppi d'acquisto in comune o attività di marketing non convenzionali.
Il punto è che "si vende sempre meno e con meno margini" e, questo il messaggio che si leva dal fronte dei concessionari, sono necessari dei cambiamenti in corsa, soprattutto per ciò che concerne i modelli di distribuzione. Dell'opportunità di interventi strutturali è convinto anche Filippo Pavan Bernacchi, Presidente di Federauto, che in occasione dell'Automotive Open ha messo a fuoco la questione partendo dalla questione incentivi.

"Non è stata pianificata per tempo – ha detto Bernacchi alludendo esplicitamente al Governo Berlusconi - una strategia di uscita adeguata e si è caduti nel baratro quando, dopo i provvedimenti del 2011, il governo Monti ha aumentato il peso dei disincentivi con accise e superbollo".
La crociata di Federauto passa da numeri importanti – "pesiamo per l'11% sul Pil, copriamo come settore il 16% del gettito fiscale e nell'ultimo biennio il fisco ha perso circa 2,5 miliardi di entrate dovute al calo di domanda di auto – e da azioni mirate, come il recente incontro con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Antonio Catricalà, cui è stato presentato un piano pluriennale di sviluppo del settore su vari livelli.

Ai costruttori, invece, l'appello lanciato da Bernacchi suona di fatto così: investite di più sulle reti di distribuzione italiane, cambiando le regole di "ingaggio" e sospendendo gli investimenti "obbligati" per i concessionari. La situazione è tale, ha concluso il numero uno di Federauto, che l'inversione di tendenza deve essere repentina. Pena il rischio di veder peggiorare uno scenario che ha visto nel 2010 solo il 15% dei concessionari portare a casa una redditività interessante e il 20% dei dealer presentare un bilancio in rosso. Le stime per il 2012 – ha detto testualmente Bernacchi – "sono preoccupanti e se verranno confermate molti operatori usciranno dal mercato e molti posti di lavoro saranno bruciati. Va quindi rottamato l'attuale sistema distributivo, attraverso azioni mirate e strutturali, prima di arrivare al punto di non ritorno".

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