«Il 2011 non è stato certo un buon anno ma va valutato anche in rapporto al fatto che il 2010 ha avuto nel primo semestre la coda dell'effetto degli incentivi alla rottamazione. I risultati negativi non sono quindi una sorpresa ma siamo tornati ai livelli del periodo 1993-1996 e la situazione italiana è assai peggiore rispetto alla media europea». La fotografia introduttiva scattata dal Presidente di Unrae (l'Associazione che rappresenta le case automobilistiche estere operanti in Italia) Jacques Bousquet è tutt'altro che incoraggiante e parte da due dati: il consuntivo del venduto 2011, sceso del 10,9% a complessivi un milione e 750mila veicoli, e la previsione per il 2012, che stima un mercato da un milione e 650mila unità in calo ulteriore rispetto all'anno passato del 5,6%.
Il raffronto con la Germania, sui dati di venduto consolidati, è impietoso - quasi 3,2 milioni di veicoli per un incremento sul 2010 dell'8,8% - ma sono forse di più i circa 10 punti di percentuali di scarto nei confronti dell'intera Europa a preoccupare. Peggio dell'Italia, fra i Paesi guida, ha fatto solo la Spagna. L'analisi del Centro Studi di Unrae, presentato in occasione dell'evento Automotive Open di Milano, ha fatto quindi chiarezza sui diversi segmenti mettendo per esempio in evidenza come, nel resoconto per tipo di alimentazione, il Gpl sia crollato a una quota di venduto del 3,2% (rispetto al 14,2% del 2010) e come solo il diesel abbia guadagnato qualcosa (il 7,1%) in una situazione che Bousquet ha giudicato essersi normalizzata rispetto ai valori storici. Così come è tornato a rispecchiare tradizionali valori il computo per tipologia di acquirente, con i privati tornati a costituire circa i due terzi della domanda (il 66,5%, rispetto al 71,7% del 2010) in virtù della ripresa degli acquisti ad opera di aziende e società di noleggio.
Scende invece sensibilmente (del 28,4%), ed è un dato che Bousquet sottolinea con enfasi come segno inequivocabile della recessione in atto, la percentuale di nuove immatricolazioni nei primi nove mesi del 2011 sottoscritte dalla fascia più giovane (18-29 anni) dei consumatori, che cattura comunque poco meno dell'11% del venduto totale (la fascia dai 30 ai 55 anni copre oltre il 58%). Altrettanto importante secondo le rilevazioni di Unrae la crescita di circa due punti della percentuale di immatricolazioni, salita dal 9,9 del 2010 all'11,5% del 2011, a conferma degli sforzi profusi dalle case di portare sul mercato auto nuove. Quanto alle classifiche per segmento e carrozzeria, invece, le piccole sono quelle che hanno sofferto di più lo stato di involuzione del mercato, scendendo dal 20,2 al 17,4% del mercato nel suo complesso, mentre al forte deprezzamento per le berline (in calo di oltre quattro punti percentuali pur rimanendo la classe più venduta con il 60% di share) fanno eco i risultati ottenuti da fuoristrada e soprattutto crossover (il cui saldo in attivo fra 2011 e 2010 è del 52,7%).
In uno scenario fatto più da ombre che luci c'è da registrare l'andamento positivo delle emissioni medie di Co2: nel 2010 la media ponderata relativa alle nuove immatricolazioni è scesa a 129,8 grammi per chilometro. L'obiettivo Ue per il 2012 è fissato a 130 e per il 2020 il target è di 95 grammi. Se il presente premia l'Italia, per il futuro prossimo servirà una forte accelerata nelle vendite di veicoli eco e questo in considerazione del fatto che il parco circolante sulle strade italiane, pari a 34,9 milioni di autovetture, vede al 34% la percentuale aggregata di veicoli Euro 0, Euro 1 ed Euro 2 e solo al 6,6% quella delle Euro 5 ed Euro 6. La maggiore preoccupazione sollevata da Bousquet è comunque legata agli indicatori economici,che non sono particolarmente positivi anche a causa della maggiore pressione fiscale (il Presidente di Unrae ha esibito una tavola in cui evidenziava come il 43% dei 175 miliardi di euro costituenti l'ammontare delle varie manovre attuate dal governo nel periodo 2011-2014 siano tasse che graveranno sulle tasche dei consumatori).
L'imposta sulla RC auto, il superbollo e le nuove accise sui carburanti – quest'ultima vale complessivamente qualcosa come 7,5 miliardi di euro in due anni - sono in buona sostanza delle zavorre di cui il settore automobilistico italiano avrebbe volentieri fatto a meno. Bousquet parla non a caso di sostenibilità a rischio e di peso eccessivo sulla rete di distribuzione, che non può pensare di reggere ancora troppo se le condizioni del mercato rimarranno queste. "Il mercato in generale – questa la sua conclusione – è strutturalmente basso, non adeguato alla crescita economica degli ultimi 15 anni e il problema principale interessa la catena di vendita. Servono interventi e misure di sostegno di tipo strutturale a medio lungo termine, puntando su un fattore fondamentale quale è l'innovazione. E quindi soluzioni tecnologicamente avanzate sul fronte delle diverse tipologie di alimentazione, che devono essere supportate dai governi, a costo zero, per ridare dinamismo al mercato. Il settore deve sicuramente trovare al proprio interno le risposte che servono per uscire dallo stallo, ma occorre anche un'azione dall'esterno".