MOTORI24
05 novembre 2009

Gm-Opel Faq

di Andrea Malan
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Perché General Motors ha scelto di tenersi la Opel?
La casa tedesca, con i suoi quasi due milioni di vetture prodotte, è il caposaldo della presenza di Gm in Europa. Privarsene avrebbe significato restare con la sola Daewoo e rinunciare di fatto a un mercato che con i suoi 15 milioni di auto vendute ogni anno è attualmente il primo al mondo. Questa ragione strategica era naturalmente presente anche prima, ma è il miglioramento della situazione economica e finanziaria del gruppo ad aver consentito di cambiare rotta: quando Gm ha deciso di vendere doveva ancora portare i libri in tribunale e non sapeva come ne sarebbe uscita. La stessa Opel, da allora, si è giovata degli incentivi alla rottamazione per recuperare posizioni sul mercato.

Quanto ha pesato la politica?
Molto, sia nei tempi che sull'esito finale. L'insistenza del governo tedesco ha orientato la scelta iniziale verso Magna e Sberbank, ma arrivati alle battute finali un'azienda che ha per azionista di maggioranza il governo Usa non se l'è sentita di cedere una forte posizione in Europa a una cordata il cui "azionista di riferimento" era da un certo punto di vista Vladimir Putin. E il ruolo da protagonista che Berlino ha assunto fin da subito - senza cercare un coordinamento con gli altri Paesi europei sedi di fabbriche Opel - ha irritato Londra e Madrid, tanto più quando è apparso chiaro che il piano Magna prevedeva tagli più forti in Gran Bretagna e Spagna pur di salvare gli impianti in Germania.

Perché Gm ha impiegato così tanto tempo a decidere?
Il cda della "nuova Gm", guidato dall'ex manager AT&T Edward Whitacre, aveva espresso fin dalla riunione di fine agosto i suoi dubbi sull'operazione, commissionando uno studio di fattibilità sull'«opzione zero» (non vendere). Di pari passo con il miglioramento della situazione finanziaria, il board si è convinto della necessità e della possibilità di cambiare rotta.

Quanto costerà ora a Gm cercare di risanare Opel?
Gm afferma che «basteranno» 3 miliardi di euro rispetto ai 4 o 5 miliardi di finanziamenti che tutti i potenziali acquirenti (comprese Fiat e Rhj) avevano chiesto al Governo tedesco. Gm dovrà comunque tornare a bussare alla cassa dei vari paesi europei: l'Amministrazione Obama aveva messo in chiaro fin dall'inizio che i finanziamenti con cui ha salvato Gm sono destinati solo agli Usa. La stabilizzazione dei mercati finanziari dovrebbe permettere un più facile accesso al mercato per i fondi residui, specie se il piano di rilancio verrà considerato credibile.

Quali sono i maggiori problemi su questa strada?
La levata di scudi dei politici tedeschi è la reazione più vistosa, quella dei sindacati la più pericolosa. Il potere dei rappresentanti sindacali, già forte nelle grandi aziende tedesche grazie al meccanismo della cogestione, è fortissimo alla Opel. Gm può però ora ridisegnare il piano di riassetto a suo piacimento, e almeno teoricamente potrebbe chiudere uno o due impianti in Germania, tenendo aperti tutti quelli di altri paesi. Il negoziato, e la successiva convivenza, sono quindi inevitabili. Un pericolo ancora più grande è però rappresentato dal mercato europeo e dalla sua cronica situazione di sovracapacità: se il piano targato Gm si rivelerà troppo debole, Opel rischia di tornare presto in crisi.

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