La crisi non è ancora terminata. I segnali positivi che si attendevano per l'autunno saranno rinviati, probabilmente, al 2010.
L'analisi degli operatori del settore è realista, ma non per questo pessimista: i dati consolidati del primo trimestre (37% di immatricolazioni in meno nel noleggio a breve termine, meno 22% nel lungo) saranno con ogni probabilità confermati anche nel secondo. «Lo scenario – dice Roberto Lucchini, presidente di Aniasa – è abbastanza costante. Nei primi 6 mesi dell'anno siamo a circa il 20-30% di immatricolato in meno. Ma si tratta di un calo assolutamente prevedibile».
Il quadro è chiaro: il settore aziende ha trascinato al ribasso l'intero mercato. «Le flotte aziendali – conferma Gianni Filipponi, segretario generale di Unrae (i fabbricanti di auto estere) – sono il problema del mercato 2009. Da gennaio ad agosto, il settore dei privati ha un saldo positivo, quello delle aziende è crollato di un terzo e quello dei noleggi (lungo e breve termine) è calato un po' meno. Quindi sono le aziende a determinare il -7,39% del mercato complessivo: se non ci fossero loro saremmo in crescita».
La situazione viene confermata da Aniasa, che rappresenta le aziende di noleggio senza conducente: «La riduzione delle immatricolazioni in atto – riprende Lucchini – non significa una riduzione del portafoglio clienti né del fatturato, quanto della nuova domanda. Semplicemente, si sta accentuando il fenomeno dell'allungamento dei contratti, e l'ingresso di nuovi ordini è fiacco». Sempre più marcato, dunque, il cosiddetto rent to rent, ovvero il passaggio di veicoli dal lungo al breve termine. «Le aziende si muovono in modo prudente – prosegue Lucchini – e tra gli operatori c'è chi si preoccupa un po', perché questo è il momento in cui si rivedono le car policy e si ridefiniscono i budget». Niente ripresa, dunque, almeno a breve termine.
Certo, le implicazioni sono tutte di tipo commerciale perché le flotte non hanno (o non hanno ancora) un peso apprezzabile nel quadro dei ragionamenti ambientali. «In Italia – conferma Lorenzo Bertuccio, direttore scientifico di Euromobility, l'Associazione nazionale dei mobility manager – la gestione delle flotte è svincolata da ogni ragionamento relativo alla mobilità sostenibile. La sola scelta di veicoli a basse emissioni ha una conseguenza minima dal punto di vista dell'impatto complessivo sul sistema: è un contributo non sostanziale, rispetto invece alla necessità di utilizzare veicoli con elevato coefficiente di occupazione». E, oltretutto, il noleggio a lungo termine non sembra prendere piede con i clienti più piccoli, giusto quelli su cui gli operatori hanno puntato per creare nuovo business.
«Ormai da anni – dice Pierluigi Del Viscovo, direttore del centro studi Fleet&Mobility – si dice che il lungo è la nuova frontiera per le piccole aziende e le "partite Iva", ma ancora non lo abbiamo visto esplodere. A questo punto dobbiamo chiederci se questi clienti considerano effettivamente il noleggio come un'opzione: alla luce dei fatti, non mi pare».
Ma gli operatori hanno investito? «Ormai da tempo – risponde Del Viscovo – sono stati predisposti contratti depotenziati e strutture di distribuzione ad hoc per i piccoli clienti, quindi l'offerta si è strutturata. Quando la stessa strategia è stata applicata per le medie aziende, ha funzionato. Con i piccoli, invece no».
Una possibile motivazione può essere ricercata nel quadro generale degli incentivi e del regime fiscale, che in tempo di crisi scoraggiano aziende alle prese con budget ridotti. «L'andamento del segmento flotte – riprende Filipponi – è ovviamente dovuto alla crisi, ma anche al fatto che le tipologie di auto più diffuse tra le aziende sono escluse dagli incentivi: i parchi sono tuttora composti prevalentemente da mezzi a gasolio, che sono quelli con i vincoli di accesso ai bonus più penalizzanti (130 g/km di CO2 invece dei 140 dei benzina).
E poi c'è l'annosa questione della fiscalità: ancora in questi giorni, tutti i rappresentanti delle case se ne lamentano, anche perché siamo stati esclusi dagli ammortamenti accelerati ora riconosciuta dalla legge anticrisi e quindi rimaniamo con l'ammortamento minimo di quattro anni, come da stretta precedente. Un ammortamento così, unito a una detraibilità Iva ferma al 40% calcolata su un valore massimo di appena 18mila euro, fa sì che un'azienda possa scaricarsi nemmeno 2mila euro all'anno. Per questo, abbiamo chiesto al governo la convocazione di un tavolo per l'auto: ci hanno risposto che si farà prestissimo e che il primo punto da affrontare sarà proprio quello del fisco».
Sulla stessa lunghezza d'onda l'analisi del presidente di Assilea, Rosario Corso. Le società di leasing fanno notare il crollo (-40%) della domanda di nuove auto aziendali nei primi 8 mesi dell'anno rispetto al 2008, e ribadiscono che gli ecoincentivi non incidono su questo segmento di mercato: «Per questo – dice Corso – sono sempre più urgenti nuove misure volte a stimolare l'acquisto di autoveicoli e il rinnovo dei parchi auto anche delle aziende: il ripristino di durate contrattuali minime e di periodi di ammortamento fiscale più brevi, nonché l'innalzamento delle soglie di deducibilità ferme da oltre un decennio, potrebbero costituire i primi passi importanti per innescare una ripresa anche del settore dell'auto aziendale, con effetti positivi su tutto l'indotto».
E come andranno le immatricolazioni? «Si prevede – risponde Eugenio Razelli, presidente di Anfia – che le immatricolazioni a fine anno rimarranno sopra i due milioni di unità, oltre 200mila vetture in più rispetto alla previsione fatta prima dell'introduzione degli eco-incentivi».
La crisi potrebbe rientrare? «Attenzione a un fatto. È vero che la crescita del mercato auto nel mese di agosto è stata dell'8,7 per cento. Questo risultato, tuttavia, deve essere interpretato a fronte di un agosto 2008 che aveva chiuso a -25,7%, ovvero uno dei mesi peggiori dello scorso anno. Di qui scaturisce la nostra richiesta di una proroga degli eco-incentivi per un arco temporale più ampio».