MOTORI24
23 settembre 2015

I limiti sono inutili se l'industria non può raggiungerli

Le normative sulle emissioni sono di fatto impossibili da rispettare, al di fuori delle condizioni dei test, per le tecnologie oggi disponibili
di Mattia Losi

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Gli standard, e i limiti che dal loro rispetto derivano, sono di fondamentale importanza non solo per le garanzie che offrono al pubblico dei consumatori, ma anche per l'industria: qualsiasi essa sia. Standard e limiti indicano di fatto una precisa via da seguire e indirizzano progettazione e produzione in modo chiaro. Al tempo stesso offrono a tutti noi la certezza che il prodotto che stiamo acquistando corrisponda al cento per cento a quello che ci viene promesso.

Accade in tutti i settori industriali, quello dell'auto incluso. Dove standard e limiti sono ancora più importanti che non altrove visto che, usando l'automobile, insieme al tema caldissimo delle emissioni (con quello che ne consegue a livello di salute pubblica e cambiamenti climatici indotti) chiediamo al produttore di darci certezze sulla tranquillità nell'uso quotidiano del mezzo che abbiamo acquistato: possiamo fidarci dell'impianto frenante? Possiamo viaggiare sapendo che, in caso di incidente, una cellula di sopravvivenza proteggerà in modo efficace noi e i nostri familiari? L'elenco potrebbe proseguire a lungo.

Esiste però un tema, sul quale spesso colpevolmente si sorvola, che riguarda la coerenza degli standard e dei limiti imposti. Ovvero l'effettiva possibilità dell'industria di rispettarli. Il caso Volkswagen, con il software “truccato” e capace di riconoscere le condizioni di test, è da questo punto di vista esemplare. Non perché l'azienda tedesca abbia ragione, anzi ha già ampiamente ammesso le proprie colpe, ma perché offre lo spunto per una riflessione attenta sul tema.

La domanda è semplicissima: che senso hanno standard e limiti quando eccedono ampiamente le effettive capacità tecnologiche dell'industria? A mio avviso, nessuno. Perché inducono l'industria stessa a lavorare non tanto per migliorare in senso generale il proprio prodotto, ma a metterlo sul mercato con caratteristiche che risultino perfette proprio nelle condizioni in cui i test vengono effettuati.
Senza andare troppo lontani, e restare in campo automobilistico, i più vecchi si ricordano che una volta il massimo delle stelle dei crash test veniva ottenuto a fatica. Oggi praticamente ogni modello esibisce con orgoglio le cinque stelle EuroNCAP. Tutte le macchine sono diventate perfette? No, lo sono nelle esatte condizioni a cui vengono sottoposte quando vengono testate. I produttori lo sanno, e le costruiscono apposta così.

Sul tema delle emissioni la Volkswagen ha barato e ne pagherà le conseguenze. Ma è inutile, del tutto inutile, chiedere a qualsiasi produttore in qualsiasi settore industriale di fare un triplo salto mortale nella scala dell'evoluzione. Standard e limiti, esattamente come le regole più in generale, devono sì puntare a un miglioramento continuo, ma devono essere applicabili. E soprattutto lo devono essere a 360 gradi, ossia in qualsiasi condizione d'uso. Tutto il resto rischia di essere solo una presa in giro.

Banalizzo: costruire un oggetto in cristallo che, per i test a cui viene sottoposto, deve garantire di non rompersi se cade da un'altezza di 50 centimetri, vale poco o nulla se poi lo stesso oggetto ci sfugge dalle mani da un'altezza di 30, 40 o 60 centimetri e si frantuma in modo miserevole. Eppure l'industria, se costretta a rispettare quel limite, concentrerà i propri sforzi sulla caduta da mezzo metro.

Le auto negli ultimi anni hanno conosciuto un'evoluzione incredibile. Pesano qualche centinaio di chili in più rispetto ai modelli simili di qualche decennio fa, hanno prestazioni nemmeno lontanamente paragonabili, sono cariche di ammennicoli tecnologici che le rendono più simili a un elettrodomestico che a un mezzo di trasporto. Eppure devono consumare sempre meno, perché è soprattutto consumando meno che possono rientrare nei limiti di emissioni imposti. Ma oltre un certo limite, mi si perdoni il gioco di parole, il limite diventa irraggiungibile. Fingere di non saperlo è ipocrita: anche e soprattutto da parte di chi, sapendolo, quei limiti li impone.

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