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Oggi Sergio Marchionne compie 60 anni, essendo nato a Chieti il 17 giugno del 1952. Difficile immaginarlo davanti alla classica torta con le candeline. Lui stesso nei giorni scorsi lo aveva categoricamente escluso. Almeno oggi, però, visto che il compleanno cade di domenica non sarà al suo posto di lavoro, a Detroit, dove da tempo ha stabilito il suo quartier generale privilegiato. Da quando Marchionne è sbarcato a Torino quasi come un alieno per risollevare le sorte di un'azienda, la Fiat, la Casa italiana non è più la stessa. La "cura" del manager italo-canadese, infatti, ha funzionato, eccome: intanto ha più che raddoppiato le dimensioni del Gruppo e oggi può vantare un bilancio con un utile di 1,7 miliardi. Nel 2004, quando arrivò a Torino, non soltanto la Fiat era in rosso profondo, ma vendeva solo 1,7 milioni di auto di cui praticamente nessuna negli USA. Oggi, invece, è arrivata ad oltre 4 milioni di vetture vendute, di cui la metà negli USA: due milioni è, infatti, la produzione in Nord America e 800 mila in Brasile, mentre il restante, cioè poco più di 1 milione di unità in Europa che era e resta, però, ancora oggi in sofferenza. Il capolavoro di Marchionne è stata sicuramente l'acquisizione di Chrysler, altro marchio in sofferenza che oggi, invece, è fra i più profittevoli negli USA. Da qui al 2014-2015, quando lo stesso Marchionne ha dichiarato di volersi ritirare dalla guida, almeno in prima persona, del Gruppo Fiat-Chrysler, la sfida sarà di rendere operativo un Gruppo automobilistico il più globale possibile e che a differenza di altri in circolazione abbia una connotazione più trasversale, anche correndo di correre il rischio di abbandonare le sue radici italiane. Ma Sergio Marchionne in questi anni non ha solo fatto e disfatto aziende, inventato e bocciato manager, ma ha introdotto uno stile inedito. Dallo look col maglione, ormai un suo marchio di fabbrica, a scelte estreme come quelle di lanciare sul mercato modelli quasi con il contagocce. "E' vero Fiat ha deciso di rallentare il lancio dei nuovi modelli per la scarsità della domanda in Europa. Ma è altrettanto noto che molti altri concorrenti fanno il contrario, come Peugeot-Citroen, Opel, Renault e Ford perdono soldi nel Vecchio Continente". Ha più volte spiegato a chi gliene rendeva conto. Il problema di fondo, secondo Marchionne, è sempre lo stesso: in Europa si producono più auto di quante non se ne vendano. Un problema che negli Usa con la Chrysler è stato risolto razionalizzando l'utilizzo degli stabilimenti e incrementando la capacità produttiva quando la domanda è tornata a crescere. Per questa ragione Marchionne dichiara che con la ripresa delle vendite della Chrysler, cresciute del 26% nel 2011, non ci sarà nessuna apertura di nuovi stabilimenti, ma verrà ricollocata la produzione in quelli esistenti in Canada, Messico e Italia. Proprio il nostro Paese potrebbe ricoprire un ruolo importante con modelli che verranno esportati negli Usa: come previsto dal piano Fabbrica Italia, dallo stabilimento di Mirafiori uscirà un piccolo SUV con marchio Jeep e da quello ex Bertone le nuove berline Maserati. Capitolo fusione con Chrysler: oggi la Fiat detiene il controllo della Chrysler con il 58% del pacchetto azionario, il resto è in mano al fondo Veba dei sindacati americani. Inevitabile che il filo che unisce il Gruppo italiano e quello americano in futuro non potrà che irrobustirsi. Capitolo Alfa Romeo. Sergio Marchionne non perde occasione per ribadire che l'Alfa Romeo non è in vendita perché rivestirà un ruolo fondamentale per le vendite del Gruppo in America: lo sbarco negli Usa è previsto per il 2014 con la sportiva 4C e l'ormai noto memorandum di intesa con Mazda per la realizzazione della futura Duetto sembrano dargli ragione. Ma il vero nodo da sciogliere per Marchione è il confronto con Volkswagen, Gruppo con quale i toni stanno diventando sempre più aspri. C'è chi a Wolfsburg lo ha addirittura definito un "… pagliaccio con maglione". Ma lui non si scompone e assicura che il gruppo Fiat-Chrysler si sta muovendo nel modo giusto per reggere il confronto industriale anche con la Volkswagen e gli altri grandi costruttori. Se il colosso tedesco, ad esempio, per generare vantaggiose economie di scala, ha lanciato l'ormai famosa piattaforma MQB, dalla quale saranno derivati 20 modelli e anche Ford e General Motors puntano su "strutture universali", Fiat e Chrysler possono oggi contare su 10 "pianali comuni". Ma già dal 2014 metà dei modelli dei due gruppi condivideranno la stessa piattaforma. Secondo Marchionne, oltre il milione di unità prodotte su ciascun pianale, le economie di scala tendono a esaurirsi e avere un'unica piattaforma per troppi modelli non risulterebbe poi così vantaggioso. Insomma la sfida resta aperta. Riuscirà Sergio Marchionne a scacciare l'ombra del potente Gruppo automobilistico tedesco che punta entro il 2018 ad arrivare in cima alle classifiche mondiali o magari offrirsi come la più concreta alternativa alla "grandeur germanica"? Staremo a vedremo. Ma almeno oggi che è il suo compleanno non crediamo sia giusto disturbargli la festa, anche se non spegnerà, di certo, le sessanta candeline che gli spetterebbero e probabilmente andrà anche a letto come tutti gli altri giorni alle 22.00 di sera, per poi alzarsi nel cuore della notte non più tardi delle 3.30. Buon compleanno Sergio… © RIPRODUZIONE RISERVATA
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