La Panda, un'icona delle quattro ruote compie trent'anni. LaFiat, che incarnava in chiave moderna per l'epoca, il concetto di utilitaria spartana e con bassi costi di gestione, tipo Renault 4 o Citroën Dyane per intenderci, debuttò nel 1980 proprio al Salone di Ginevra la cui edizione 2010 si sta tenendo in questi giorni.
Disegnata da Giorgetto Giugiaro che cinque anni prima aveva firmato la Golf, altro grande successo dell'automobile che salvò Volkswagen dal fallimento, era una vettura "no frills". Assolutamente essenziale per struttura meccanica e dotazione di accessori non concedeva nulla al lusso. Ma un po' di comfort comunque sapeva regalarlo, anche in termini di praticità con i suoi sedili ad amaca e la plancia a marsupio caratteristici della prima serie. Già, la plancia era un vascone di stoffa con, a fianco, un piccolo cruscottino avarissimo di informazioni e per montare l'autoradio, quella estraibile che l'italiano alla Toto Cotugno si sarebbe portato, da li a poco, sotto braccio, andava attacato un mobiletto a parte. Altro che predisposizioni di serie e impianti hi-fi. La Panda era essenziale. Anche nella linea, con le superfici tese e il parabrezza diritto, senza curvatura per risparmiare. Senza concessioni anche nei motori. Sotto il cofano potevano girare due propulsori. La più economica montava il bicilindrico da 652 cc della Panda 30, raffreddato ad aria e contraddistinto da performance letargiche nonché affetto da vibrazioni da trivella.
La denominazione "30" si riferiva alla potenza del motore, ma poteva andare bene anche per l'accelerazione. Ci metteva ben 28 secondi per fare il canonico 0 a 100 km/h. Altri tempi.
Velocità massima: 117 chilometri orari. Ben più prestante la versione "top", equipaggiata con il "poderoso" e storico quattro cilindri in linea da 903 cc con distribuzione ad aste e bilancieri da 45 cavalli, montato sulla versione 45 e prelevato dal cofano della 127. Non era un fulmine ma grazie alla leggerezza della vettura sfiorava i 137 km orari.
La Panda (3.700.000 lire) era semplice ed economica anche nelle sospensioni dove all'anteriore vi era un moderno McPherson e al posteriore invece una mono balestra.
Ma le doti delle Panda non erano certo il brio e l'handling, quanto piuttosto i bassi costi di esercizio, la praticità e abitabilità eccellente in rapporto alle dimensioni. Era lunga 3,38 metri, larga 1,46 metri, con un passo di 2,16 metri ma era parecchio alta per gli standard dell'epoca: ben 1,44 metri.
Con la Panda, Fiat dice addio alle utilitarie con motore posteriore (126) e inventa in pratica un nuovo segmento di mercato, ancora adesso strategico.
La Panda subì nei tempi evoluzioni e divenne persino elettrica e 4x4. E quest'ultima è ancora un mito tra le integrali.
Nel 1986 la grande svolta. Addio alla balestra posteriore, al suo posto arriva un moderno ponte a Omega interconnesso. Pianale rinnovato in comune con la Y10 e nuovi motori a quattro cilindri della allora modernissima serie Fire da 750 e 1.000 cc. La Panda cambiò tanto in quell'anno ma rimase fedele a se stessa. Divenne però più raffinata tecnicamente ed esteticamente. Aveva ancora i grossi paraurti di plastica come (bei tempi quando non ci si preoccupava di un parcheggio "al tocco") ma perse i fascioni di protezione laterali: molto comodi ma poco belli da vedere. Cambiava anche il muso grazie a una calandra di plastica nera a listelli orizzontali che la rendeva più moderna e in linea con il Family Feeling introdotto con la Punto tre anni prima.
La Panda era così originale e "geniale" che non fu di fatto possibile replicarla. L'attuale modello, che reca lo stesso glorioso nome, si sarebbe dovuto chiamare Gingo ed era una rottura completa con il passato. Renault che lamentava l'assonanza con la sua Twingo chiese e ottenne il cambio del nome. E cosi rinacque Panda nel 2003 ma con l'originale aveva e ha poco da spartire. È sempre pratica, ma più chic e poi tecnicamente è un'altra cosa. Ed è, come tutte le auto moderne incomparabilmente più sicura.
È stata venduta in sei milioni di unità ed è dunque come la city-car più venduta in assoluto. La nuova gamma comprende motorizzazioni tradizionali (benzina e gasolio, da 54 a 100 CV) o alternative (metano e GPL), abbinate a cambi manuali o sequenziale robotizzato (Dualogic), oltre a versioni con trazione anteriore o integrale, quest'ultima ulteriormente arricchita dal blocco differenziale elettronico (Electronic Locking Differential) abbinato all'Esp (Electronic Stability Program).