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4 marzo 2010

Luca De Meo (Volkswagen): «Ecco dove sta andando l'auto»

di Paolo Malagodi
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Dopo una fugace apparizione al Salone di Francoforte nello scorso settembre, con l'80° edizione della rassegna in programma a Ginevra dal 4 marzo, Luca De Meo è tornato alla ribalta internazionale dell'auto. Nel nuovo ruolo di responsabile, dal 1° agosto di quest'anno, del marketing per il brand Volkswagen - divisione autovetture - e dopo che l'oggi quarantaduenne manager aveva lasciato il gruppo Fiat, dove era alla guida dei marchi Alfa Romeo, Abarth e del Group Marketing.

Con una decisione a sorpresa che, il 12 gennaio 2009, l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, così commentava: "Voglio ringraziare Luca De Meo per l'eccellente lavoro svolto negli ultimi anni. Dal punto di vista umano sono dispiaciuto per questa sua scelta, anche se sono consapevole che un giovane brillante e capace come Luca possa avere il desiderio di compiere nuove esperienze in altre realtà aziendali. Gli formulo i miei migliori auguri per il suo futuro personale e professionale". In un percorso iniziato da alcuni mesi, che consente a Luca De Meo di osservare il panorama del settore dall'alto di una plancia di comando privilegiata; quella del principale brand di un colosso impegnato a contendere, già in questo periodo, alla nipponica Toyota la leadership del mercato automobilistico mondiale.

Qual è, oggi, la vettura personale?
Mentre a Torino circolavo su una Grande Punto nera, qui la preferita è una Golf R: ovviamente nera!

Dopo i ruoli in Fiat, che nuovi stimoli offre l'esperienza Volkswagen?
Quelli di operare in un brand che ha grandissima forza, non solo in Europa ma con enorme visibilità in tutto il mondo, dalla Cina al Brasile e agli Stati Uniti. Mi trovo, perciò, a confrontarmi con i valori di una marca globale che è tuttavia percepita con sfumature diverse nelle varie aree di mercato, per mettere a punto azioni di marketing che permettano di interpretare al meglio il prodotto Volkswagen come "Das Auto". Ad esempio, dopo tanti anni siamo rientrati nel SuperBowl come momento topico della comunicazione per gli Stati Uniti e il tema era far capire che Volkswagen non è solo quella del Beetle, ma che abbiamo una gamma di ben 13 modelli. Mentre in Cina, basandoci sul grande successo di Golf abbiamo superato nel 2009 il milione di consegne, facendo di quello cinese il nostro primo mercato mondiale.

Che tipo di approccio, fantasia latina o razionalità teutonica, prevale ora?
Sarebbe stato presuntuoso pensare di cambiare qualcosa in Volkswagen, senza averne capito prima e ben a fondo uno spessore fatto di elevati contenuti ingegneristici e di grande eleganza formale: caratteri che distinguono Volkswagen come uno dei veri e grandi brand a scala planetaria. Anche se, istintivamente, tendo a trasfondere la mia originalità nelle nuove campagne e come in quella, ad esempio, appena partita il 27 febbraio. Che, sotto il titolo "Think Blue", intende promuovere nel mondo intero una particolare attenzione alla mobilità sostenibile e con la scelta del blu quale colore dominante dell'intera strategia di comunicazione. Lo stesso colore che, non a caso, come "BlueMotion", identifica per Volkswagen una serie di versioni a basso impatto ambientale e che oggi vengono richiamate, dalla campagna "Think Blue", come prova di un lavoro capace di combinare la tradizione con un'incessante evoluzione.

Il fenomeno del downsizing, è da ritenersi irreversibile o transitorio?
Considero difficile, se non azzardato, leggere il mercato in un arco di tempo che superi i cinque anni. Tuttavia, è certo che nella mente dei consumatori si è fatta strada una grande attenzione all'utilizzo di auto con ridotti consumi e minori emissioni. Il che non significa, necessariamente, la tendenza verso auto piccole quanto, piuttosto, più efficienti o meglio abitabili a parità di ingombri. Una tendenza che ritengo oggi esemplarmente applicata con l'ultima Polo e come lo sarà, domani, con l'innovativa Up. Anche se, va ribadito, non vi è una sola definizione per un downsizing universalmente applicabile e come dimostrano, ad esempio, i diversi modi di intendere una piccola vettura in Europa piuttosto che negli Stati Uniti.

Tra il tutto elettrico e l'ibrido, quale sarà la scelta vincente?
Siamo e saremo ancora per diversi anni in una fase transitoria, con l'affiancamento delle due tipologie all'utilizzo di motori endotermici che, peraltro, non cesseranno di migliorarsi. Tuttavia, già in questa fase, è stata chiaramente enunciata la scelta del gruppo Volkswagen di puntare ai vertici dell'elettro-mobilità. Sia per fare uscire l'ibrido da un mercato di nicchia, sia per mettere l'elettrico alla portata di chiunque. Come marchio Volkswagen seguiamo ambedue i percorsi, a partire dal lancio in questo 2010 del Touareg Hybrid e con test, nei prossimi mesi, di veicoli elettrici sulle strade europee, nordamericane e cinesi. Da affiancare, nel 2011, a una flotta sperimentale di cinquecento Golf elettriche, cui seguirà l'ibrido di serie su Jetta nel 2011, come su Passat e Golf nel 2013; anno nel quale Volkswagen lancerà altre elettriche, come la nuova E-Up e la E-Golf, con la E-Jetta entro lo stesso 2013.

Per quale target di clientela?
Quello che oggi esiste, in tutto il mondo e anche nelle congestionate metropoli cinesi, di persone particolarmente sensibili all'uso di vetture ad emissioni zero. Con l'apertura di una breccia nelle tendenze di scelta anche dei restanti consumatori e per volumi che, da pochi punti percentuali sulle vendite del prossimo quinquennio, sono destinati a divenire un fenomeno relativamente di massa nel medio e lungo periodo.

Che peso va dato all'uso del web e alla frequentazione dei blog?
Ho iniziato ad usare massicciamente internet nello sviluppo della Fiat 500, valendomi del dialogo con un vasto pubblico, in larga parte giovanile. Anche ora lavoriamo convinti in questa direzione e il nostro sito sulla mobilità ha sinora registrato, in Germania, 14 milioni di visite; così, in America, il lancio della nuova Golf GTI si è servito di I-Pod, con il download effettuato da oltre 4,5 milioni di persone.

Un ultimo giudizio, in questo 2010 centenario per la marca, su Alfa Romeo?
Premetto che rimango grato all'importante esperienza avuta nel gruppo Fiat e vedo la ricorrenza con ammirazione ed affetto per questo brand, il cui fascino nel mondo ha solo bisogno di essere supportato da prodotti della giusta immagine e qualità. Come ritengo sia stata la MiTo, alla quale mi sono tanto dedicato, e come mi auguro sia la nuova Giulietta.

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