La notizia era nell'aria da tempo, e ha scatenato nonostante tutto molte polemiche. General Motors ha annunciato ieri la chiusura dello stabilimento di Anversa, il primo tassello di una profonda ristrutturazione dell'assetto europeo di Opel. L'obiettivo è di ridurre del 20% la capacità produttiva della casa automobilistica.
L'impianto di Anversa, utilizzato da General Motors fin dal 1925, verrà chiuso a metà 2010. Saranno eliminati oltre 2.600 posti di lavoro. Da tempo, lo stabilimento, che produce il modello Astra, era minacciato di chiusura. Il nuovo presidente di Opel, Nick Reilly, ha assicurato che verrà fatto di tutto per affidare l'impianto a un nuovo investitore industriale.
«Stiamo perdendo soldi e dobbiamo fare qualcosa», ha detto ieri Reilly. Il nuovo presidente della società ha assicurato che l'impianto di Anversa sarà l'unico ad essere chiuso. La casa automobilistica è stata oggetto di una estenuante trattativa di vendita con Fiat e Magna. Il progetto è stato abbandonato da General Motors che ha preferito conservare la filiale.
Ieri, annunciando la chiusura, Reilly ha spiegato che la produzione di un nuovo veicolo Suv, prevista in un primo tempo ad Anversa, verrà effettuata in Corea del Sud. I sindacati hanno definito la decisione relativa al sito belga «di parte ed economicamente irragionevole». Walter Cnop, del sindacato Csc ha aggiunto di temere un effetto catena anche per i subfornitori.
Dal canto suo, il primo ministro Yves Leterme ha assicurato che il governo si impegnerà a garantire ai lavoratori un nuovo lavoro. Nei prossimi giorni inizieranno le trattative con le parti sociali. L'impianto belga è tra i più piccoli di Opel: nel 2009 ha costruito 88.900 veicoli, registrando un calo del 33% rispetto all'anno precedente.
La filiale europea di General Motors intende ridurre la capacità produttiva di un quinto e tagliare in tutto 8.300 posti di lavoro di cui circa 4.000 in Germania. La Repubblica Federale conta quattro stabilimenti che danno lavoro a 25mila persone, la metà del totale della manodopera della casa automobilistica in Europa. In tutto la società ha undici impianti in sette paesi.
Opel sta trattando con i governi europei per ottenere aiuti finanziari (2,7 miliardi di euro) e facilitare la ristrutturazione. A questo riguardo, Reilly ha affermato ieri che il primo responso è stato "positivo". La partita non è solo finanziaria, ma anche politica: i governi hanno condizionato gli aiuti alla salvaguardia del maggior numero di posti di lavoro.
L'amaro destino di Anversa, una fabbrica che dal 1925 a oggi ha costruito oltre 13 milioni di veicoli, riporta alla mente la drammatica chiusura nel 1997 dello stabilimento Renault di Vilvoorde, non lontano da Bruxelles. Negli anni scorsi sono stati chiusi anche gli impianti automobilistici di Peugeot a Ryton, in Gran Bretagna, e di Opel ad Azambuja in Portogallo.
Gli esperti del settore sostengono che altre chiusure d'impianti sono inevitabili. Reilly teme che le società automobilistiche venderanno nel 2010 1,5 milioni di auto in meno rispetto al 2009, anche per via della fine dei sussidi pubblici che hanno aiutato il mercato l'anno scorso. Da mercoledì intanto ad Anversa alcuni lavoratori hanno interrotto il lavoro per protesta.