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L'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne
20 dicembre 2009

Fiat e Termini: martedi il tavolo con il governo. Marchionne presenta il piano industriale

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La riorganizzazione produttiva in Italia, con il macigno del futuro di Termini Imerese; le garanzie che, dopo l'acquisizione di Chrysler, la testa strategica del gruppo non venga trasferita a Detroit; la salvaguardia occupazionale, gli incentivi e le alleanze straniere. Il piano industriale che l'amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne illustrerà a Governo e sindacati martedì a Palazzo Chigi dovrà sciogliere tutti questi nodi e dovrà rispondere al pressing di chi, dall'altra parte del tavolo, chiederà nuovamente un aumento della produzione di auto proprio in Italia.
L'attesa per l'incontro è forte (400 operai partiranno da Torino per 'presidiare piazza Colonna, davanti al palazzo del Governo), anche perché all'inizio di dicembre, dopo aver visto il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola, lo stesso Marchionne ha riconfermato che nello stabilimento siciliano «non si faranno più auto».
Proprio Scajola però ha più volte richiamato la necessità di aumentare la produzione italiana. "Ci auguriamo - ha ribadito nei giorni scorsi - che il piano Fiat produca una crescita sostanziale della produzione delle auto in Italia".
Una posizione ripresa da tutti i leader sindacali. Ultimo il segretario della Cgil Guglielmo Epifani che, anche oggi, riconoscendo «un grande coraggio al manager italo-canadese per l'operazione Chrysler, ha sottolineato come "il problema è se la Fiat diventa sempre più di testa e di cuore statunitense", che l'Italia è "il paese dove si producono meno auto" e che "Termini Imerese, tra diretto e indotto, ha 3.000 persone e se chiude nient'altro potrà offrire prospettive a quelle persone".
Concetti espressi anche dai numeri uno di Cisl e Uil.
Raffaele Bonanni giusto ieri, e proprio in vista del tavolo di Palazzo Chigi, ha spiegato che "deve passare il principio che se il settore pubblico deve intervenire allora c'è bisogno di garanzie sul mantenimento dei posti di lavoro" e che, dopo le voci di arrivi di cinesi (Chery) o indiani (Tata e M&M) a Termini Imerese, "tutto ciò che presenta una solidità di base ci interessa, perché a noi interessa non la confusione ma la stabilità nel lavoro delle persone".
"Noi compriamo auto in misura tre volte superiore a quante ne produciamo, e siamo l'unico Paese occidentale dove questo avviene. Allora questo è il problema", ha detto invece Luigi Angeletti. "In Italia - ha spiegato - non c'è eccesso di capacità produttiva come si legge in tutti i giornali e come dicono tutti gli osservatori al mondo, secondo i quali nel mondo si producono troppe auto, ci sono troppe fabbriche e operai e bisogna ridurli. Questo è vero dappertutto, escluso che in Italia". Da parte sua la leader dell'Ugl Renata Polverini ha sottolineato che su Fiat "occorre fare una battaglia" e che il Lingotto deve restituire al Paese "quanto dal Paese ha ricevuto in tutti questi anni".

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