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Auburn Hills - L'auspicio che ascoltiamo dagli altoparlanti non è mascherato: all'Auburn Hills Center di Detroit con i progetti per il futuro di Chrysler, si sentono le note di "We Shall Overcome" e di "When the Saints go Marching In". Sergio Marchionne sa che la corsa è ancora in salita e punta tutto sull'America semplice, rurale e vera: lui è nel solito maglione. Le hostess sono in jeans, pullover blu e camicetta bianca. Ha anche portato il capo texano e pittoresco della Ram, vettura pesante per "lavoratori". Ieri però Marchionne è andato oltre e per facilitare la ristrutturazione di Chrysler e l'integrazione con Fiat ha raccolto oltre alle sfide industriale e finanziaria quella del "melting pot", di quel crogiuolo americano dove le diversità si fondono e vincono insieme. Questa «fusione in divenire» per la «trasformazione, per la creazione di una nuova cultura, di nuovi impianti», come ha spiegato ieri Scott Garberding, responsabile della produzione all'Auburn Hills Center a Detroit era evidente su più livelli. Tra gli azionisti: sindacalisti (55%), amministratori governativi (Usa 8%, Canada 9%) qualche sindaco, l'executive committee della Fiat con la famiglia in testa, John Elkann, Andrea Agnelli, Alessandro Nasi (20%). Tutti dalla stessa parte, sotto lo stesso tetto, famiglia Agnelli e sindacati, ad ascoltare il futuro dal management. «La novità è che siamo davvero tutti dalla stessa parte, la sfida è monumentale, ma con la Fiat ce la faremo», ha detto il Presidente del consiglio di amministrazione Bob Kidder. C'è anche il "melting pot" dei manager. Americani, come Doug Betts che illustra le nuove tecniche per il controllo della qualità: con l'integrazione di comunicazione di 15 divisioni diverse si passerà ad un allargamento del raggio d'azione per il controllo qualità da 200 persone a 1.500 persone. Italiani, come Paolo Ferrero, responsabile dei motori e dei cambi: «L'integrazione - dice Ferrero - ci porterà ad avere motori tradizionali impostati sulla tecnologia Fiat e motori ibridi sulla tecnologia Chrysler»; inglesi, come Mike Manley responsabile del marchio Jeep, che si presenta in maniche di camicia e promette un rilancio assoluto soprattutto in Europa; canadesi, come Ralph Gilles responsabile del design. © RIPRODUZIONE RISERVATA
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