MOTORI24
05 novembre 2009

Marchionne: «Chrysler in utile in un anno»

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Sergio Marchionne ha presentato ieri ad Auburn Hills, quartier generale della Chrysler, il piano di rilancio della casa automobilistica americana. "Dal Chapter 11 al Chapter 1, un nuovo inizio per Chrysler"; un piano che rispecchia in molti punti - e anche nel tipo di presentazione - quello annunciato per Fiat tre anni fa al Lingotto di Torino. Un piano, in primo luogo, ambizioso: ritorno in utile operativo l'anno prossimo, utile netto dal 2011, che arriverà fino a 3 miliardi di dollari nel 2014, con una generazione di cassa per complessivi 15 miliardi di dollari in 5 anni. Il miglioramento della redditività permetterà di ridurre i debiti, e in particolare di restituire quelli con i Governi di Stati Uniti e Canada entro il 2014. "Non ho intenzione di chiedere altri fondi al contribuente" ha detto Marchionne. Chrysler, anzi, dovrà andare in Borsa il più presto possibile per permettere allo Stato di monetizzare la sua quota.
L'amministratore delegato ha esordito con una buona notizia: Chrysler "ha già smesso di perdere soldi" con 200 milioni di dollari di margine lordo nel 3° trimestre, utile operativo a settembre e 5,7 miliardi di dollari in cassa a fine mese. "La maggior parte di voi - ha detto - ha sottostimato i tagli ai costi fissi realizzati dalla vecchia Chrysler". Il risultato è che ora Chrysler è in grado di chiudere in pareggio a 2 milioni di auto vendute (e in pareggio operativo a 1,65 milioni su base annua). Questi i numeri principali del piano finanziario quinquennale; il mercato sarà in grado di verificarne i progressi a partire dalla primavera prossima poiché Chrysler, pur non essendo quotata, renderà noti i risultati trimestrali a partire dall'ultimo trimestre 2009. La sfida dei prossimi anni resta comunque "monumentale", ha detto il presidente di Chrysler Robert Kidder, a causa "della difficile situazione economica e del sottoinvestimento degli anni precedenti".

LE VENDITE
Le vendite Chrysler a livello mondiale dovranno più che raddoppiare nel 2014 a 2,8 milioni dagli 1,3 previsti per quest'anno (un livello anormalmente basso a causa delle traversie legate al Chapter 11. Oltre che il ritorno del mercato Usa a condizioni più normali, al balzo contribuirà l'espansione all'estero con la crescita del marchio Jeep e la produzione di 300mila vetture annue per la Fiat. Quanto ai singoli marchi, Jeep conta di passare a 800mila unità vendute nel 2014 dalle 500mila del 2008; Ram punta a toccare le 420 mila unità da 280 mila; Chrysler a più che raddoppiare le consegne sul mercato americano a 487mila nel 2014 rispetto alle meno di 200 mila previste per quest'anno (ma erano oltre 500mila nel 2007).
Il manager italo-canadese ha sottolineato ieri che le cifre del piano si basano su ipotesi di andamento del mercato americano prudenti: 14,5 milioni di auto vendute nel 2014, in netta crescita rispetto ai poco più di 10 previsti per quest'anno ma ancora lontani dai quasi 17 del 2007. Il miglioramento della redditività non impedirà di finanziare investimenti per 23 miliardi di dollari in 5 anni che porteranno a un rinnovo completo della gamma di Chrysler, con un ampio utilizzo di piattaforme Fiat.

I PRODOTTI
Per quanto riguarda i prodotti, l'offerta Chrysler nel 2014 si baserà su 7 piattaforme (rispetto alle attuali 11), di cui 3 verranno dalla Fiat: quella di Panda/500, quella della Punto e la cosiddetta C-Evo (Bravo e futura Alfa Milano). Il debutto dei modelli Chrysler su piattaforme Fiat arriverà però non prima di un paio d'anni (2012 per Dodge, con una "piccola" su base Fiat nel 2013); nel frattempo, il gruppo Usa procederà a un rinnovo accelerato dei modelli esistenti, sia con face lifting che con interventi pià consistenti, come l'adozione di nuovi motori. La sportiva Viper non verrà più prodotta dal 2010, ma sarà sostituita nel 2012 da un nuovo modello che si baserà "sull'esperienza dei nostri partner, che costruiscono le sportive migliori del mondo".
I campi in cui è previsto un sostanziale apporto di tecnologie Fiat sono quello dei motori, con l'arrivo della tecnologia Multiair per i benzina, del Multijet per i diesel, e dei cambi automatici a doppia frizione (dal 2010), una tecnologia questa, che non è ancora stata introdotta sulle vetture prodotte in Italia. Al di là dei dettagli sui singoli marchi e prodotti, è evidente in tentativo di trasportare qui a Detroit non solo piattaforme o motori, ma un'intera filosofia organizzativa, dal metodo Wcm negli stabilimenti, alla ricerca di una maggiore qualità, ai metodi di sviluppo prodotto che hanno permesso alla casa torinese di tagliare i tempi di lancio dei modelli più recenti.

UN'ALLEANZA PIÚ STRETTA
Le presentazioni di ieri hanno fatto emergere nuovi campi di possibili cooperazioni: il nuovo marchio Ram dei truck, per esempio, arricchirà la propria gamma con veicoli commerciali leggeri su base Fiat; potrebbe essere un'occasione per lo sbarco di Iveco negli Usa, come conferma Paolo Monferino, a.d. dell'azienda italiana. Le sinergie con Fiat negli acquisti dovrebbero assicurare a Chrysler risparmi per 3,4 miliardi di dollari dal 2010 al 2014. La trasmissione di tecnologie sarà comunque nelle due direzioni: Chrysler sarà responsabile per entrambe le aziende dello sviluppo dei motori ibridi ed elettrici - anche grazie ai finanziamenti dell'amministrazione Obama; Fiat sfrutterà i nuovi motori a benzina di grossa cilindrata della casa americana.
In cifre, a fine piano (2014) Chrysler avrà il 50% dei modelli basati su piattaforme Fiat e il 40% dei motori che utilizzeranno una qualche forma di tecnologia del Lingotto. La realtà che emerge è stata condensata a fine presentazione da Marchionne: "Il futuro di Fiat Auto e di Chrysler è ora inestricabilmente legato". Fiat delegherà d'ora in poi la progettazione e la produzione (finché i costi saranno convenienti) di tutte le sue auto di dimensioni medio grandi (a partire dal cosiddetto segmento D, quello dell'Alfa 159). Chrysler fornirà dunque queste auto dal Nordamerica, in un volume previsto (come accennato sopra) in 300mila auto esportate a regime. Ad esse si aggiungeranno 100mila unità di auto Fiat vendute in Nordamerica, principalmente 500 (i cui profitti, ha detto Marchionne, resteranno a Chrysler). Vi sarà una progressiva integrazione tra i due marchi Chrysler e Lancia: a parte i rispettivi mercati domestici, gli stessi modelli (o modelli simili) potranno venire offerti con uno o l'altro dei marchi a seconda dei mercati. Due marchi che soffrono entrambi di gamme prodotto incomplete, ha detto Marchionne, possono completarsi a vicenda. Sembra invece congelato, almeno per ora, il progetto di riportare in America l'Alfa Romeo: "Tocca a Chrysler decidere - ha detto Marchionne - e finché Alfa non li avrà convinti di poter competere contro i tedeschi, non se ne farà nulla". Marchionne ha detto invece di aver "perso interesse" nella Opel ma ha aggiunto che la decisione di Gm di non venderla a Magna "è stata la più razionale".

LO SHOW DI MARCHIONNE
La giornata si era aperta ieri con il presidente Robert Kidder (rappresentante dell'azionista pubbico americano) che ha assicurato il suo "pieno sostegno a Sergio Marchionne, alla sua squadra e al suo piano". La squadra - in larga parte costituita da manager Chrysler di lungo corso, con qualche inserto "torinese" - ha parlato per otto ore a una platea di oltre 300 fra analisti, giornalisti e numerosi fra i cosiddetti stakeholder: il consiglio d'amministrazione della Fiat, in primo luogo, con John Elkann e Andrea Agnelli, ma anche i sindacalisti americani e canadesi e i politici dei Paesi e delle città dove hanno sede gli impianti Chrysler. Ma è stato ancora una volta il manager con il maglione a tenere banco con il suo carisma, le sue battute e le sue citazioni, da Macchiavelli a Bill Clinton al musicista Bobby McFerrin. I 24 manager che Marchionne ha scelto per rilanciare Chrysler corrispondono, anche nel numero, a quelli scelti cinque anni fa a Torino; questi ultimi, non a caso, erano presenti ieri quasi al completo. E quelli di Chrysler hanno concluso la presentazione sul palco con il leader, come al Lingotto nel 2006.

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