Annuncia un piano di razionalizzazione degli stabilimenti confermando che «non si può immaginare una Fiat senza forti radici in Italia». Invita Governo e parti sociali ad unire gli sforzi con l'azienda, perché «mantenere gli equilibri occupazionali di fronte all'emergenza che stiamo vivendo non è un compito facile».
Al tavolo di Palazzo Chigi sulla Fiat – con ministri, vertici di Regioni e parti sociali – Sergio Marchionne incassa i complimenti del premier: «Ne ho parlato con Obama – sottolinea Silvio Berlusconi – ed ha espresso grande apprezzamento per la Fiat e per le sue auto ecologiche a basso inquinamento. Saremo vicini a tutte le persone in difficoltà, non lasceremo nessuno da solo in questa crisi». Più nel dettaglio il piano presentato dall'amministratore delegato della Fiat, accanto alla sostanziale conferma degli assetti produttivi per gli stabilimenti italiani, contiene due novità che riguardano Termini Imerese (dopo il 2011 si prevedono produzioni diverse da quella automobilistica) e di Pomigliano (dopo il 2010 è prevista l'assegnazione di una nuova piattaforma per uno o più modelli). La soluzione proposta dal ministro Claudio Scajola (Sviluppo economico), è quella di ricorrere a «contratti di programma con risorse pubblico-private», che «aiuteranno i processi di riorganizzazione» dei due stabilimenti meridionali. Tornando al piano, le difficoltà maggiori riguardano i comparti della produzione di macchine da costruzione («va definito un piano per la gestione dei lavoratori in esubero») e delle macchine per l'agricoltura («la caduta del mercato avrà effetti pesanti nel secondo semestre»).
Nonostante «la crisi dei mercati abbia aggravato ancora di più la sovraccapacità produttiva», l'ad della Fiat rivendica il merito di aver gestito «una situazione drammatica in modo assolutamente responsabile» e lancia l'allarme al Governo: «Stiamo usando tutti gli ammortizzatori sociali possibili, ma siamo vicini al limite delle 52 settimane di Cassa integrazione nell'ultimo quadrimestre 2009 per almeno 10 stabilimenti». Con un monito al sindacato: le «azioni di conflitto immotivate portano solo danni», perché «regalano occasioni d'oro alla concorrenza».
Il confronto proseguirà nelle prossime settimane su tre tavoli, ha spiegato il ministro Scajola. Il primo «seguirà l'andamento del mercato, dell'occupazione e gli investimenti insieme a Regioni e sindacati». Il secondo tavolo si occuperà di sostegno a ricerca e innovazione, il terzo di componentistica e accesso al credito delle piccole imprese. Scajola ha sottolineato che «alcuni punti fermi» sono emersi già dal primo incontro di ieri: gli «eco-incentivi hanno funzionato» come «emerge dal dato sulla quota di mercato in Europa salita dell'1% al 9,3%», l'azienda «ha confermato l'impegno a non chiudere nessuno stabilimento italiano e a mantenere la continuità della produzione industriale», mentre l'eccedenza della produzione «imporrà di gestire un profonda ristrutturazione del settore che deve essere fatta a livello europeo. Scajola non ha nascosto «qualche perplessità sul caso Opel», annunciando l'impegno del Governo a fare pressing affinché «l'Europa assicuri il libero mercato, vigilando sugli aiuti di Stato che alcuni Paesi hanno dato e si accingono a dare, al di fuori delle regole sulla concorrenza». Positivo il giudizio del ministro Maurizio Sacconi (Lavoro) che considera «credibile» il piano Marchionne, sottolineando la «forte volontà di crescita del gruppo».
Quanto alle Regioni, i dieci Governatori che ospitano gli stabilimenti Fiat hanno illustrato un piano da circa 900 milioni di investimento – distribuiti tra livello centrale, regionale e aziendale – per il rilancio del settore automotive. Tra le priorità lo sviluppo di veicoli ecologici a basso impatto ambientale, la sicurezza, i servizi di informazione per gli automobilisti, i veicoli commerciali leggeri, la ricerca combinata in meccanica, elettronica e informatica.