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General Motors tenta l'ultima carta per evitare la bancarotta. Il gigante di Detroit, sull'orlo del chapter 11, ha annunciato un nuovo piano di ristrutturazione del debito da 27 miliardi di dollari. Il colosso in crisi taglierà 21mila posti di lavoro negli Stati Uniti entro il 2010 e chiuderà 13 delle sue 47 fabbriche presenti nel paese. Il nuovo piano presuppone che verranno tagliati altri 8mila posti rispetto a quelli già annunciati il 17 febbraio scorso. In questo modo Gm potrà ridurre i costi del lavoro del 34% rispetto allo scorso anno. Il gruppo ha anche fatto sapere che entro il 2012 manterrà solo 31 impianti negli Usa. La Casa offrirà al governo una quota del 50% del suo capitale ordinario in cambio della cancellazione di metà dei crediti concessi al 1 giugno. Lo scambio consentirà la cancellazione di 27 miliardi di dollari di debito se avrà successo: al termine dell'operazione gli obbligazionisti avranno il 10% della società. La società di Detroit ha inoltre aggiunto i dettagli dell'operazione di swap «debt-for-equity» (debito in cambio di azioni) annunciando che offrirà 225 azioni ordinarie per ogni mille titoli in mano agli obbligazionisti. Il programma prevede l'eliminazione i di rami secchi come il brand Pontiac. Il marchio scomparirà entro fine 2010, mentre una decisione su Saab, Hummer e Saturn sarà presa entro fine anno. Negli Usa GM intende concentrarsi su quattro marchi: Cadillac, Chevrolet, Buick e Gmc. Se il piano non dovesse soddisfare il governo, la società potrebbe andare incontro alla procedura fallimentare. Inoltre il gruppo offre al sindacato United Auto Workers azioni per almeno la metà dei 20 miliardi di euro che Gm deve pagare al trust del sindacato che dal prossimo anno si farà carico delle spese sanitarie dei pensionati. L'offerta implica che gli attuali azionisti di Gm al termine dello scambio avranno solo l'un per cento del capitale. Da ricordare che General Motors sopravvive grazie a un prestito governativo da 15,4 miliardi di dollari, ha tempo sino al primo giugno per completare un piano di ristrutturazione necessario per ottenere ulteriori aiuti da Washington. Se il piano non dovesse soddisfare il governo, la società potrebbe andare incontro alla procedura fallimentare.
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