«Sono in corso colloqui tra Fiat e Opel, controllata europea di General Motors. I contatti sono partiti dall'Italia». È arrivata all'agenzia Il Sole 24 Ore Radiocor la conferma da fonti industriali tedesche secondo cui Opel potrebbe rappresentare «un'alternativa» nel caso non andassero a buon fine i negoziati che la Fiat ha in corso per rilevare Chrysler.
La mossa, indicano le fonti, potrebbe anche essere «politica» in quanto «potrebbe spingere più rapidamente» le trattative in corso con la casa americana, che vedono tra gli attori anche le banche creditrici e i sindacati. Le fonti aggiungono che Gm «sta cercando un investitore che rilevi una quota di Opel», ma fanno presente che la casa americana intende comunque mantenere una partecipazione nel costruttore di Ruesselsheim.
Sempre Radiocor riporta che l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, nel corso del Cda di questa mattina sulla trimestrale, ha spiegato che Opel può essere una buona opportunità, mentre giungono segnali positivi dai sindacati americani e canadesi per la conclusione della trattativa con Chrysler. La palla ora - ha detto Marchionne - passa al Tesoro Usa per convincere le banche creditrici del terzo gruppo automobilistico americano.
Intanto Fiat puo' salire al 51% nel capitale della Chrysler. È quanto si evince dalle slides che tra poco Marchionne illustrerà agli analisti in conference call. Il contributo di asset strategici di Fiat in Chrysler permetterebbe al Lingotto di salire inizialmente del 20% nella casa americana per passare al 35% «al raggiungimento di determinati obiettivi». La Fiat possiede inoltre una call option della durata di 7 anni per salire di un altro 16% in Chrysler. Fiat non potrà comunque ottenere la maggioranza finché Chrysler non restituirà i prestiti avuti dal Tesoro Usa.
Questa mattina dal sito internet del settimanale tedesco Der Spiegel era già stata data per certa la firma di un'intesa martedì. Notizia avvalorata dal leader del consiglio di fabbrica della casa del lampo Klaus Franz. Tuttavia tra i possibili investitori in Opel, oltre a Fiat, potrebbe esserci anche il gruppo Magna - ha detto questa mattina il premier dell'Assia Roland Koch - precisando comunque che nessuna decisione è stata presa finora in merito. Tra i pretendenti ci sarebbe anche un consorzio internazionale al quale partecipa il gruppo automobilistico russo Gaz, secondo l'edizione online del Rheinische Post di Düsseldorf.
Franz, ha detto a Spiegel di temere «una sensibile riduzione dei posti di lavoro della Opel e chiusure di fabbriche in Germania se l'operazione avesse luogo. Il management ed il consiglio di fabbrica della Opel intendono battersi per evitare l'acquisizione della casa tedesca da parte della Fiat. Il settimanale di Amburgo spiega che dirigenza e maestranze della Opel sono invece favorevoli alla cessione della casa tedesca al gruppo Magna, specializzato nella componentistica auto.
Secondo lo Spiegel, la cessione alla Fiat della Opel sarebbe stata favorita dalla direzione dell'americana General Motors e dal ministero federale tedesco dell'Economia, ansiosi di trovare una soluzione rapida alla crisi della casa di Ruesselsheim. Il presidente del consiglio di fabbrica della Opel, Klaus Franz, annuncia invece una durissima opposizione all'ingresso di Fiat, poichè teme «una drammatica riduzione dei posti di lavoro e la chiusura di impianti in Germania».
Sottolineando le cattive esperienze della passata collaborazione tra Fiat e Opel, Franz ha aggiunto in tono sarcastico in riferimento alla casa torinese: «Conosciamo la sposa». Secondo il rappresentante sindacale, la Fiat è anche fortemente indebitata, mentre la gamma di vetture delle due case è praticamente identica. Secondo Franz, la Fiat sarebbe interessata a rilevare Opel solo per ottenere le garanzie finanziarie promesse dal governo alla casa tedesca. Opel e Fiat avevano collaborato per 5 anni fino al 2005, quando la General Motors versò alla casa italiana 1,5 miliardi di dollari per sganciarsi dall'accordo in cui si impegnava a rilevarla.
Anche la Ig Metall di Francoforte mette in guardia dalle possibili conseguenze negative in caso di un ingresso della Fiat nella Opel. Il sindacato dei metalmeccanici (colletti bianchi e blu) paventa l'eliminazione di posti di lavoro e chiusure di impianti. Fiat e Opel «non si completano, ma hanno al contrario troppe sovrapposizioni», sottolinea Ig Metall, per il quale Opel non guadagnerebbe autonomia con Fiat, ma perderebbe l'indipendenza imprenditoriale di cui ha bisogno. A fronte delle «drammatiche» sovraccapacità di Fiat, aggiunge il sindacato, emerge il rischio che tali sovraccapacità vadano a caricarsi sugli occupati Opel e che vengano eliminate con le garanzie concesse dal Governo tedesco.
Oltre alla sede centrale di Ruesselsheim, che comprende anche il centro di ricerca e sviluppo, Opel possiede in Germania le fabbriche di Bochum, Kaiserslautern ed Eisenach, quest'ultima nell'est del Paese. In Europa Opel dispone di numerosi impianti, come quello di Anversa, in Belgio, per la produzione di Astra, di Katowice in Polonia (Agila, Astra Classic e Zafira), Ellesmere Port in Inghilterra (Astra), Luton sempre in Inghilterra (Vivaro) e Saragoza in Spagna (Corsa, Meriva, Combo).
La fabbrica di Ruesselsheim è stata completamente modernizzata nel 2002 con un investimento di 750 milioni di euro e dispone di 15 mila addetti, 5500 dei quali appartenenti al Centro internazionale di ricerca. Attualmente dalle linee di montaggio di Ruesselsheim escono ogni giorno 720 autovetture nei tre modelli dell'ultima nata in casa Opel, la Insignia, che ha ottenuto un immediato successo sul mercato tedesco e europeo. Opel occupa in Germania oltre 25 mila dipendenti.
Tra le prime reazioni in Italia da segnalere quella del segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, che è intervenuto al direttivo della Fiom torinese e parteciperà oggi pomeriggio a un incontro con l'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne. «Potremmo trovarci con una grande Fiat internazionale e una piccola Fiat in Italia - ha affermato Rinaldini -. Negli Stati Uniti stanno discutendo di nuovi modelli, ma in Italia Marchionne non dice quali siano previsti per diversi stabilimenti. Arrivano continui annunci, prende quota l'ipotesi relativa all'Opel. Oltre alla Chrysler mi pare ci sia una situazione un po' confusa».
«Il problema - ha proseguito il leader della Fiom - è che non si capisce, dentro questi percorsi di alleanze europee o internazionali, in Italia cosa succeda. La Fiat non ha presentato alcun piano per gli stabilimenti italiani e, nel frattempo, sta raschiando liquidità in tutte le forme e modi possibili. La situazione non è così florida come viene venduta, non dire nulla peggiora le cose. Chiediamo al governo di convocare subito le parti».
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