Le linee di credito da circa 7 miliardi garantite da Parigi a Psa Peugeot-Citroen e Renault in Francia. Ma anche ai finanziamenti a Volvo e Saab o la garanzia statale sui prestiti per investimenti a favore dei costruttori nel Regno Unito. Sergio Marchionne, nel suo intervento all'assemblea degli azionisti Fiat punta il dito sui governi europei che, sul fronte degli aiuti all'auto sono intervenuti in maniera eccessivamente anarchica. «Un intervento coordinato - è l'opinione del manager- avrebbe garantito parità di trattamento a tutti i costruttori e in tutti i mercati». Così non è avvenuto perché molti Stati hanno preso decisioni unilaterali «molto pericolose». Che ora costringono diversi produttori a «combattere con le mani legate». «Si tratta - ha osservato - di mosse che pongono alcuni attori in posizione privilegiata». E che quindi ostacolano il raggiungimento di «condizioni e di regole uguali per tutti». Che per Marchionne sono «un requisito essenziale in qualsiasi contesto competitivo».
Il primo problema è la sovracapacità produttiva
«Sovracapacità produttiva», Questa secondo l'amministratore delegato della Fiat, è il vero problema che il settore dovrà risolvere per uscire dalla crisi. L'industria dell'auto mondiale «necessita di una seria di una seria ristrutturazione se vogliamo portarla ad un livello di sostenibilitá economica». Solo negli Usa e in Canada, negli ultimi dodici mesi, «sono state chiuse 24 fabbriche mentre in altri, la gravitá della situazione ha chiamato a raccolta tutti gli stackeholder, aziende, banche, governo, sindacati e stiamo vedendo interventi strutturali in Francia come negli Stati Uniti mirati a ricreare una base sana su cui ricostruire il settore dell'auto nazionale». E poi ricorda agli azionisti: «Quando, quasi cinque anni fa, avevamo detto che non avremmo chiuso nessuno stabilimento in Italia, eravamo consapevoli dei costi che questa scelta avrebbe comportato. Lo abbiamo fatto con senso di responsabilità, pur sapendo che alcuni nostri impianti presentavano dei gravi svantaggi strutturali.
«Il 2009 sarà difficile, la la ripresa sta arrivando»
Nonostante queste considerazioni comunque, il quadro che si sta delineando in questi mesi è positivo per l'azienda torinese. Gli incentivi governativi cominciano a sortire i primi effetti. «Il gruppo Fiat - ha detto Marchionne - dopo un primo trimestre debole, si attende miglioramenti nei mesi successivi e vede comunque già decisi segnali di miglioramento della domanda nel settore auto». Anche se comunque il 2009 resterà nel complesso un anno difficile, che pone il comparto di fronte a sfide impegnative. «Riteniamo - ha detto l'ad di Fiat - di dover continuare a convivere con i bruschi movimenti del mercato ancora per buona parte dell'anno». Ma la ripresa sta arrivando. «I primi veri segnali concreti si vedranno nella seconda metà dell'anno, a partire dagli Stati Uniti e, a seguire, nelle economie asiatiche, per arrivare anche in Europa verso la fine del 2009».
«L'accordo con Chrysler porterà grandi benefici»
«Se dovesse andare in porto l'accordo con Chrysler potrà portare grandi benefici alla nostra azienda» ha affermato Marchionne, all'assemblea degli azionisti. «L'alleanza - ha ricordato - non comporterà per Fiat alcun investimento di cassa nè impegni a finanziare Chrysler in futuro e non contempla alcuna assunzione, da parte del gruppo, del debito attuale o futuro della società americana. Si basa su una logica di reciproco interesse, che prevede l'ingresso Fiat nel capitale Chrysler, oltre alla possibilità di avere accesso a nuovi mercati. Permetterà invece alla società americana di disporre di piattaforme competitive per i veicoli a basso consumo, motori, trasmissioni e componenti, per i quali la nostra azienda ha una competenza riconosciuta e consolidata».