MOTORI24
27 luglio 2009

Il Codice perde la strada

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Doppia razione, quest'estate. Invece del solito decreto-spauracchio per esodo e notti in riviera, quest'anno a modificare il codice della strada sono due leggi (una sull'ordine pubblico, già in vigore, e l'altra in dirittura d'arrivo). Certo, il fatto che non siano decreti legge ha dato alle Camere più tempo per discutere e dare importanti segnali di novità. Resta però l'impressione di caos, seguita dallo scetticismo (i controlli non sono mai abbastanza) e aggravata dal fatto che alcune modifiche di oggi contraddicono altre apportate solo ieri.
Eppure sul codice della strada non è mai caduto un governo. Né si può dire che le norme su sicurezza della circolazione e dintorni siano mai state di destra o di sinistra, a parte episodi isolati e improbabili come i 150 all'ora su certe autostrade e le multe di 200 euro per chi d'estate lascia il motore acceso per far funzionare il condizionatore (non a caso, due novità di fatto inapplicate). E allora perché la politica si accanisce?
L'intenzione dichiarata è quella di migliorare la sicurezza. In questi anni in cui la Ue ha imposto di dimezzare le vittime della strada, è pure credibile, anche se è dubbio che bastino le norme. Ma c'è altro: il codice coinvolge troppi enti, aziende e professionisti per restar fuori da giochi di lobby. Non solo da quelli fisiologici e ragionevoli, ma anche da quelli che, assieme alla demagogia, portano a esiti assurdi, difficilmente spiegabili in altro modo.

Come giustificare, per esempio, il fatto che due anni fa fossero stati fissati limiti di potenza per le vetture guidabili dai neopatentati, poi modificati e rinviati più volte, tanto da non essere ancora in vigore? E il fatto che tre anni fa si fosse deciso di consentire ai motorini già circolanti di mantenere la vecchia targa (creando un doppio regime confuso e dannoso per la sicurezza) per non gravare sulle tasche dei loro proprietari e ora si impone di ritargarli, per giunta bocciando una proposta per tariffe agevolate? E che dire delle norme contro le intestazioni fittizie (usate per eludere o evadere obblighi fiscali e assicurativi), entrate nell'ultimo Ddl ma solo dopo essere state ridimensionate?

Contraddizioni anche sulla velocità. Dalla svolta del 2002-2003 verso regole che permettevano più controlli (oltretutto forzate dai Comuni per fare più multe) allo "stop" del 2007, quando si è imposto che ogni misuratore dovesse essere non solo presegnalato, ma anche visibile. Lascia dubbi anche la riduzione del numero di punti-patente da tagliare per gli eccessi più diffusi (quelli tra gli 11 e i 40 orari) decisa oggi (in cambio di un inasprimento della multa), appena due anni dopo che si era deciso di aumentarla.
Il maggior numero di modifiche recenti ha riguardato alcol e droga e molte erano necessarie. Ma ha sconcertato la durata della depenalizzazione del rifiuto di sottoporsi ai test, scattata ad agosto 2007 e abolita a maggio 2008.

Tra spinte e controspinte, non si riesce a fare una riforma organica. Tanto che pure l'attuale governo, che ha una maggioranza solida, ha per ora messo da parte la richiesta di una delega parlamentare, ampiamente annunciata in inverno.
Una riforma che servirebbe molto su questioni diventate spinose col proliferare dei controlli automatici: la taratura dei misuratori di velocità (oggi ci si destreggia tra sentenze di Cassazione, decreti di omologazione degli apparecchi e loro manuali d'uso), la scelta degli incroci dove installare i rilevatori di passaggio col rosso (oggi non sempre si va sui più pericolosi, si privilegiano gli incassi) e l'imposizione di segnaletiche uniformi su controlli automatici e zone a traffico limitato o a pagamento.

L'ultimo Ddl, comunque, contiene una bella svolta sulle responsabilità di Comuni ed enti proprietari di strade. Fissa quote piuttosto precise dei proventi delle multe da destinare al miglioramento delle strade: non solo alla manutenzione, ma anche alla messa a norma soprattutto di segnaletica e guard-rail che in decenni hanno ucciso centinaia di persone nel silenzio delle statistiche. Soliti bei proclami? Non sembra: per la prima volta, sono previsti un sistema di controllo sui comuni e tagli ai trasferimenti statali per chi sgarra.

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in collaborazione con MOTORNET.IT