MOTORI24
10 agosto 2015

La guerra della connettività a bordo

Da un lato Google e Apple, dall'altro le Case: nessuno vuole farsi scappare uno degli affari più promettenti
di Adriano Tosi

				FOTO: La guerra della connettività a bordo
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Potenza, cilindrata e prestazioni sono concetti superati: l'automobilista moderno vuole che la sua auto si connetta a internet, si colleghi allo smartphone e scarichi app. Ecco perché nel settore, oltre ai marchi automobilistici, si sono lanciate Google con Android Auto e Apple con Car Play. Se da un lato l'arrivo dei giganti della Silicon Valley accelererà lo sviluppo della tecnologia, dall'altro potrebbe però portare a un ingiustificato - e salato - aumento dei prezzi.

Il perché è presto detto: negli Stati Uniti Spotify - il servizio per ascoltare la musica in streming, disponibile peraltro su alcune auto - ha inviato una mail ai suoi utilizzatori invitandoli a non passare da Apple Store per sottoscrivere l'abbonamento (spendendo 13 dollari) e di preferire il proprio sito (10 dollari). Inoltre, Spotify ha allegato istruzioni per cancellare l'abbonamento sottoscritto tramite Apple Store e riattivarne uno dal proprio portale. Oltre a questo, ci sono numerosi altri casi di lamentele - seppur non ufficiali - di una sorta di abuso di posizione dominante da parte di Apple, che obbliga aziende fornitrici e utilizzatori di iOS a effettuare gli acquisti su Apple Store, dove vengono applicati rincari a favore solo di Tim Cook & Co.

Premesso, come doveroso, che questa forma di “monopolio” non viene praticata nell'ambiente Android, è anche opportuno riflettere sul fatto che un domani un banale aggiornamento del navigatore potrebbe costare un 30% in più, perché mediato da terzi.

Ma non è il solo fronte aperto: se è vero che già oggi le nostre auto sono connesse, l'uso che se ne fa è limitato, visto che con il proprio smartphone è tutto più semplice e intuitivo. Quando però l'automobilista avrà nello schermo della vettura le funzionalità a cui è abituato, nel modo in cui le usa sempre, allora la lotta per accaparrarsi il suo tempo si infiammerà.

Da non dimenticare, infine, la pubblicità mirata sulle esigenze e le rotte di chi viaggia. Google e Apple hanno già fatto “proposte indecenti” alle Case automobilistiche, che per ora sono riuscite a tutelare i propri clienti e la propria credibilità, ma di sicuro non è ancora detta l'ultima parola, visto che il potenziale di guadagno è altissimo.

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in collaborazione con MOTORNET.IT