MOTORI24
3 agosto 2015

Se la propria auto diventa condivisa

Nuove formule del car sharing
Andrea Malan

				FOTO: Se la propria auto diventa condivisa
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Car sharing, che passione! I servizi di auto condivisa si sono diffusi in Italia con grande rapidità, soprattutto nelle metropoli più congestionate. Il successo è in realtà planetario, ed è agevolato dal miglioramento dei sistemi informatici di gestione del parco veicoli. Secondo dati Frost &Sullivan citati in un recente rapporto della società di consulenza AlixPartners, negli 8 anni fra il 2006 e il 2014 il numero di iscritti a sistemi di car sharing a livello mondiale è salito da 350mila a quasi 5 milioni, e il numero di auto da 11mila a 92mila. Anche per questo motivo i costruttori si sono gettati sulla nuova opportunità - da Mercedes con Car2Go a DriveNow della Bmw - e cercano sempre nuove opportunità di business in questo campo. «Il rischio maggiore - afferma Philippe Houchois, analista dell'Ubs - è di non adattarsi alle nuove tendenze. Credo che i costruttori si stiano rapidamente accorgendo che parte della loro clientela attuale e potenziale non è più interessata a possedere un'auto».
In realtà l'ultima novità, proposta qualche settimana fa dalla Bmw, si rivolge a chi acquista un'auto e ritiene che il costo sia troppo elevato in relazione all'utilizzo che ne fa. La casa bavarese ha presentato un servizio per la messa in condivisione delle auto dei clienti; i proprietari dell'ultimo modello di Mini - la Clubman appena presentata - avranno la possibilità di metterla a disposizione di terzi attraverso il sistema di car sharing DriveNow (joint venture tra la Bmw e la società di noleggio Sixt). L'operazione permetterà ai proprietari di mettere a frutto il veicolo nei periodi in cui non ne hanno bisogno. Il servizio partirà dagli Usa, dove DriveNow è uno dei sistemi di car sharing più diffuso, e verrà successivamente esteso a Cina ed Europa. «Siamo i primi a offrire un servizio del genere» ha detto Peter Schwarzenbauer, numero uno della marca Mini.
Negli stessi giorni, in effetti, idee simili sono state presentate dalle rivali Ford e General Motors. Quest'ultima offrirà ai proprietari delle Opel la possibilità di mettere a disposizione l'auto agli amici di Facebook, tramite una app dedicata; Ford, dal canto suo, ha lanciato un progetto pilota che coinvolgerà 12mila clienti nell'area di Londra e consentirà loro di affittare a terzi la propria vettura tramite la piattaforma peer-to-peer (per scambi fra privati) EasyCar Club. In tutti questi casi il proprietario dell'auto incassa una parte delle commissioni, il resto va al costruttore (e gestore del servizio) e a coprire il costo dell'assicurazione.
Dan Ammann, numero due di General Motors, ha sintetizzato in una recente intervista l'esperienza di chi vive in città e usa poco l'auto: «È l'ultima cosa che vorreste fare, perché è un asset che si svaluta in fretta, lo usate il 3% del tempo e per il restante 97% pagate un sacco di soldi per il parcheggio». Forse in Italia quest'ultimo aspetto è meno rilevante, visto che nella maggior parte delle grandi città il parcheggio in strada - anche selvaggio - è gratis.

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