MOTORI24
17 giugno 2015

Inversione di tendenza ma serve cautela

di Gian Primo Quagliano

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Dopo lunghi anni di passione, in dicembre 2013 il mercato italiano dell'auto ha invertito la tendenza. Il 2014 ha fatto registrare un modesto incremento, ma ha costituito la piattaforma di lancio per una ripresa delle immatricolazioni che nei primi quattro mesi del 2015 si è sviluppata con un tasso del 16,2%. In maggio, tuttavia, il mercato è cresciuto “soltanto” del 10,4%. Questo rallentamento ha raffreddato un poco gli entusiasmi e ha ridato fiato al partito della cautela. E così, giunti alla soglia del giro di boa di metà anno, ci si interroga per capire che cosa effettivamente stia succedendo sul mercato italiano delle autovetture.

A questo proposito vi sono tre ordini di considerazioni da fare. Il primo riguarda la ripresa in atto. Il secondo la battuta d'arresto di maggio e il terzo le prospettive. Non vi è alcun dubbio che la spinta principale al recupero in atto viene dal fatto che negli anni della crisi si è accumulato un forte contingente di domanda di sostituzione insoddisfatta. Nonostante il crollo delle immatricolazioni, gli italiani non hanno però certo rinunciato all'automobile per la semplice ragione che, in un paese in cui il trasporto pubblico copre soltanto il 13,6% degli spostamenti motorizzati, dell'automobile non si può fare a meno. E dunque gli italiani hanno continuato ad usare le vetture che avevano. Ne consegue che durante la crisi il parco circolante è fortemente invecchiato ed ora vi sono molte famiglie e molte aziende che sono “costrette” a sostituire le loro auto, ormai non più in grado di affrontare la strada in condizioni di sicurezza.

Ovviamente, per farlo occorrono risorse, ma vi è una parte importante del Paese che ha sempre avuto a disposizione risorse sufficienti per sostituire regolarmente l'auto. Negli anni bui della crisi non le ha utilizzate per il timore di tempi ancora peggiori di quelli che si vivevano. A partire da metà 2013, però, la fiducia nella possibilità del Paese di uscire dalle secche in cui si dibatteva ha cominciato a crescere. Gli indicatori dell'Istat lo attestano con chiarezza. E quindi nel 2014 e soprattutto nel 2015, gli italiani hanno ricominciato ad acquistare auto nuove, ricorrendo ai risparmi, ma anche a una maggiore disponibilità di credito. Finora non è stata la ripresa dell'economia, dunque, a far ripartire il nostro mercato dell'auto, ma il forte invecchiamento del parco circolante unito alla ragionevole previsione (o alla speranza) che la ripresa fosse dietro l'angolo. Il secondo ordine di considerazioni, di cui dicevamo più sopra, riguarda la battuta d'arresto di maggio. Nel 2015 un contributo notevole al recupero del mercato dell'auto è venuto dalla crescita della domanda di auto in noleggio a breve termine legato alla previsione di un notevole afflusso di visitatori all'Expo di Milano. Inoltre un significativo sviluppo vi è stato anche per il noleggio a lungo termine che ha cominciato a fare breccia anche nel cosiddetto popolo delle partite Iva e pure tra i privati.

Dal settore del noleggio è venuta quindi la spinta che ha portato le immatricolazioni nei primi mesi del 2015 a crescere con tassi a due cifre.Questa spinta si è andata affievolendo con il passar dei mesi, ma in parallelo si è fortemente rafforzata la domanda dei privati. I dati di maggio mettono in luce che nel percorso della crescita del 2015 vi è stato sostanzialmente un passaggio di testimone tra gli acquisti delle aziende e quelli dei privati, che proprio in maggio hanno avuto un tasso di crescita superiore a quello delle aziende. Una prima ragione del rallentamento di maggio potrebbe essere proprio una sfasatura nel passaggio del testimone della crescita tra i due grandi segmenti che compongono il mercato dell'auto. Vi è, però, anche un altro aspetto che ha una notevole importanza. Poiché la ripresa dell'economia da tempo annunciata ancora non si manifestava, in aprile la crescita della fiducia degli italiani si è incrinata e in maggio vi è stato un altro calo soprattutto per l'indicatore relativo ai consumatori. Si può quindi ritenere che la fase della crescita del mercato dell'auto sostenuta non dalla ripresa dell'economia ma dalla speranza della ripresa si stia esaurendo. Se così fosse, la conseguenza sarebbe che le immatricolazioni potrebbero continuare a crescere con i tassi dei primi mesi dell'anno soltanto se la ripresa dell'economia, troppe volte annunciata dal Governo, si manifestasse effettivamente. E a questo punto veniamo alle considerazioni sulle prospettive. Il 13 maggio l'Istat ha diffuso la prima stima sul prodotto interno lordo (Pil) nel primo trimestre 2015 che, sorprendendo molti autorevoli osservatori, è cresciuto in termini congiunturali addirittura dello 0,3%. Si può affermare che la recessione è finita? Dal punto di vista tecnico, per parlare di inversione di tendenza del ciclo economico occorrono due crescite consecutive del Pil trimestrale.

La prima l'abbiamo vista ed è molto probabile che la seconda arrivi il 14 agosto con la stima del Pil nel secondo trimestre 2015. Ciò anche perché stanno cominciando ad arrivare segnali positivi pure dall'occupazione. Se sarà così, per il mercato dell'auto, dopo la fase del recupero senza ripresa dell'economia, comincerà la fase del recupero sostenuto dal ritorno allo sviluppo del nostro sistema economico. Il cammino da percorrere per toccare livelli di immatricolazioni fisiologici è certamente lungo, ma l'uscita dal tunnel potrebbe essere molto più vicina di quanto il partito della cautela pensi.

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