È un 2010 all'insegna della ripresa, quello dell'intero mercato dell'autonoleggio. «I dati del primo semestre 2010 – dice Roberto Lucchini, presidente di Aniasa (Associazione nazionale industria del l'autonoleggio) – confermano una ripresa del mercato dell'autonoleggio, dovuta in particolare agli acquisti delle aziende a breve termine in vista della stagione estiva (+39%). Nel lungo termine si registra un minor numero di immatricolazioni (-9%), in considerazione della crisi e al protrarsi del rinnovo dei contratti, ma da luglio l'indice sembra orientato verso il positivo. Nonostante la lenta uscita dalla crisi economica, il mercato conferma quindi la validità dello strumento del noleggio. La ripresa è in buona parte anche nelle mani delle oltre 60mila aziende che basano il loro sviluppo sui recuperi di efficienza e competitività che il noleggio può offrire, anche se ancora oggi queste aziende soffrono di un trattamento Iva per l'uso dell'auto penalizzante rispetto ai diretti concorrenti europei».
Bene il noleggio a breve
Secondo Gianni Filipponi, direttore generale di Unrae (Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri) «i segnali positivi riguardano in particolare il
noleggio a breve termine, ma ciò non deriva da una effettiva ripresa della domanda, quanto piuttosto da una maggiore disponibilità di offerta di prodotto che ha stimolato le consegne di autovetture. E anche per il noleggio a lungo termine non si può ancora parlare di ripresa in quanto i riscontri del mercato sono molto parziali. In ordine generale, quindi, prevediamo che nel 2011 il mercato dell'auto aziendale si allineerà a livelli analoghi a quelli del 2010. La dinamica del mercato sarà infatti sorretta "solo" dall'azione concomitante di alcuni fattori: dalla prevista lieve crescita del Pil, dalla ripresa economica in alcuni specifici settori merceologici, ma soprattutto dalle decisioni di rinnovo del parco auto delle aziende che nel 2009 hanno rimandato la scelta per effetto della crisi. Si tratta di fattori importanti, ma non sufficienti per stimolare convenientemente il mercato e suffragare previsioni più ottimistiche che, per la loro parte, sono attenuate anche dalle politiche delle stesse case automobilistiche che, nella messa a punto dei budget per il 2011, stanno attualmente manifestando molta prudenza nel confidare in una decisa ripresa del mercato dell'auto aziendale».
Il 2010 finirà in pareggio
Con una visione più generale sul comparto dell'auto aziendale, di analogo parere è anche Eugenio Razelli, presidente di Anfia (Associazione nazionale fra industrie
automobilistiche). «Dopo un inizio anno in leggera flessione rispetto al 2009 – dice Razelli – da qualche tempo si assiste invece a cenni di ripresa. Crediamo, pertanto, che il mercato delle auto aziendali possa chiudere il 2010 in pareggio e proseguire con un trend positivo nel medio termine. Si tratta comunque, e ancora, di una fase delicata, dovuta non tanto a problemi strutturali e/o organizzativi di questo specifico comparto, quanto al persistere di una situazione di difficoltà per le aziende».
«Il segmento delle immatricolazioni che fa capo alle società – dice Maurizio Lazzaroni, presidente di Assilea (Associazione Italiana Leasing) – in sostanziale coerenza con i seppur fragili segnali di ripresa dell'industria, a partire da marzo 2010 è finalmente tornato a crescere e ciò è presumibilmente dovuto più a un recupero di decisioni di acquisto rinviate nei periodi peggiori di crisi e per le esigenze di rinnovo delle flotte aziendali, che a una stabile inversione di tendenza che richiederebbe un contesto fiscale meno penalizzante. In tale clima, di seppur parziale recupero, ci fa
piacere constatare che non solo il leasing ha seguito l'andamento dell'immatricolato a società, ma ha addirittura mostrato negli ultimi tre mesi un tasso di crescita persino superiore a quest'ultimo. Si tratta di una conferma importante della vitalità del prodotto e della capacità degli operatori di cogliere e sostenere ogni minimo segnale di ripresa dell'economia».
I segnali che provengono dal mercato sono però ancora insufficienti per innescare convenientemente la ripresa del settore. «Per stimolare il mercato delle company car – sottolinea Gianni Filipponi – occorrono in primo luogo provvedimenti urgenti in materia di fiscalità, a partire ad esempio dalla possibilità di tempi di ammortamento dei veicoli aziendali più brevi che certamente porterebbe grandi benefici allo sviluppo del mercato. Attualmente, infatti, gli ammortamenti delle auto aziendali hanno cadenze troppo lunghe e inoltre la quota ammortizzabile non supera il 40% e anche il tetto dell'importo ammortizzabile non va oltre i 18mila euro. Proprio per questo l'Unrae, di concerto con le altre associazioni del settore, sta da tempo attivamente interloquendo con il Governo. Per ottenere risultati utili per il settore non abbiamo lasciato nulla al caso e abbiamo predisposto proposte concrete che contiamo trovino il dovuto riscontro e si trasformino presto in provvedimenti operativi a vantaggio di tutto il comparto».
Ampliare la deducibilità
«La priorità – conferma anche Eugenio Razelli – va data all'ampliamento delle percentuali della deducibilità dell'Iva e dell'investimento per le vetture a basso impatto ambientale, in particolare le vetture a metano, che rappresentano la vera e unica risposta concreta ed economicamente sostenibile. Un provvedimento in tal senso risulterebbe in linea con le attuali esigenze del mondo aziendale e con le sue rinnovate politiche di efficienza. In base alle nuove tendenze, infatti, le aziende prestano molta più attenzione alle performance delle auto in flotta e si impegnano in una gestione più oculata delle car policy, con particolare riguardo alle vetture con ridotte emissioni di inquinanti e di gas serra».
«È certamente sul quadro fiscale – concorda Roberto Lucchini – che occorre in primo luogo intervenire, ma occorre rimuovere anche altri pesanti vincoli come quelli generati dagli effetti perversi del meccanismo dell'indennizzo diretto che, con la forte crescita del costo Rc in conto alle società di noleggio, sta causando gravi difficoltà agli operatori. Uno degli aspetti maggiormente problematici del meccanismo dell'indennizzo diretto, infatti, riguarda i tempi previsti per l'eventuale controdichiarazione da parte del presunto responsabile del sinistro, pari a un massimo di 30 giorni. Si tratta di una tempistica assolutamente non compatibile con le metodologie operative del settore del noleggio, i cui clienti solitamente consegnano la denuncia di sinistro alla società di autonoleggio solo al termine del noleggio del veicolo. Nella maggior parte dei casi, si tratta di sinistri con danni di entità lieve che non impediscono la continuazione dell'utilizzo del veicolo stesso».
«Questa situazione – sottolinea Lucchini – determina che nella fase di rinnovo delle polizze Rc, i premi richiesti dalle compagnie assicuratrici risultino sensibilmente aumentati (in pieno contrasto con lo spirito del nuovo "Codice delle Assicurazioni" che ha introdotto l'indennizzo diretto) non essendo possibile verificare la trasparenza e la correttezza delle denunce. Il fenomeno preoccupa sia le società di noleggio a lungo termine che hanno canoni mensili stabiliti mediamente per tre anni, sia gli operatori del noleggio a breve per i quali un conseguente incremento delle tariffe provocherebbe l'allontanamento della clientela, specialmente turistica».
