MOTORI24
20 ottobre 2015

La guida «predittiva» sta diventando realtà

di Gennaro Speranza

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Una mobilità più fluida e interconnessa, fatta di automobili capaci di comunicare tra loro e con le infrastrutture stradali, in grado di supportare attivamente il conducente e di migliorare il livello di sicurezza di bordo, prevedendo in anticipo quello che sta accadendo sulla strada davanti all'automobilista. Non è fantascienza bensì la nuova frontiera delle auto connesse e dei sistemi di guida predittivi, ovvero tecnologie telematiche, in parte già disponibili sul mercato, che stanno crescendo e rappresenteranno una realtà concreta nel futuro prossimo all'interno del settore automotive.

Non solo: ripercussioni interessanti ci potranno essere anche sul comparto delle flotte aziendali, in particolare su aspetti di assoluta rilevanza come la riduzione dei costi, la sicurezza e l'efficienza dei mezzi su cui viaggiano i dipendenti.

Ma di cosa parliamo quando ci riferiamo a questo tipo di tecnologie? Innanzitutto, l'approccio predittivo ha come obiettivo quello di rendere le auto e i loro conducenti più consapevoli dell'ambiente circostante e dei rischi potenziali. Come? Tramite lo sviluppo di telecamere, sensori e tecnologie wireless che consentono un continuo scambio di informazioni tra i veicoli e tra questi e le infrastrutture, al fine di elevare la sicurezza delle auto migliorandone le capacità di interazione con il conducente e con la strada. Tali apparati sono catalogati sotto l'acronimo Adas (Advanced driver assistance systems), e sono pensati per integrare una vasta gamma di funzioni di assistenza alla guida: dall'e-call in caso di incidenti alla gestione intelligente della mobilità (informazioni a valore aggiunto su traffico e percorsi), dalle tecnologie anti-incidenti (sistemi predittivi di frenata) fino alla guida autonoma. Ad esempio, i sistemi Adas predittivi sono pensati per prevenire i sinistri prendendo parzialmente il controllo della vettura nei casi in cui il guidatore non sia in grado di comprendere ed evitare una situazione di pericolo, o perché impossibilitato o perché non reagisce in tempo per evitare l'urto.

Tanta tecnologia, quindi, per tenere sempre sotto controllo quello che accade sulla strada attraverso gli “occhi supplementari” montati sul parabrezza dell'auto. Una tecnologia – la cui installazione viene stimata da esperti su circa l'80% dei veicoli entro il 2020 – che in questo caso può comportare il raggiungimento di importanti benefici: non solo la diminuzione dei sinistri stradali, ma anche il miglioramento dello stile di guida e una più facile gestione degli interventi di manutenzione e del rapporto con le assicurazioni, con conseguente riduzione dei costi e della complessità operativa.

Per tutti questi motivi l'approccio predittivo è di grande interesse per il mondo delle flotte aziendali. E ciò sia per l'aspetto etico insito nella lotta agli incidenti stradali, sia per l'impatto economico che questi rivestono nella gestione efficiente di una flotta. La “non sicurezza” rappresenta di fatto un costo “occulto” (cioè un costo sociale direttamente a carico dell'azienda ma non calcolato nel Tco) che ha un peso assolutamente rilevante sul costo totale della flotta stessa. Per questo la sua gestione può rappresentare una leva competitiva per l'azienda in termini economici e ciò può essere fatto, ragionando in un'ottica di fleet risk management, anche attraverso l'inserimento di precisi dispositivi negli allestimenti delle auto aziendali.
Da questo punto vista, l'ingresso sempre più prepotente della telematica nel comparto flotte sta dando già da tempo una grande mano.

A dimostrarlo è la continua evoluzione tecnologica delle black box (scatole nere assicurative), i dispositivi elettronici che una volta installati a bordo consentono un monitoraggio continuo del veicolo e sono utili soprattutto per comprendere la dinamica di eventuali sinistri, oltre a responsabilizzare il driver: tutto infatti è online, dal consumo di gasolio ai parametri di guida. Tuttavia, sebbene i driver siano desiderosi di sfruttare i vantaggi di questo tipo di connettività, ci sono ancora resistenze e preoccupazioni su privacy, uso dei dati e attacchi da parte di hacker. Il tema è delicato, perché manca di fatto una regolamentazione che chiarisca chi garantisce la privacy dei dati trasmessi dal veicolo – che comprendono una vasta gamma di informazioni tra cui quelle sul comportamento del driver – e chi ne definisce l'utilizzo e il trattamento: la società cui fa capo il lavoratore? Quella di noleggio? O una terza incaricata di raccogliere i dati? La sfida della sicurezza, dunque, passa anche per quella della privacy. Ed è una questione aperta sulla quale c'è ancora molto da fare.

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