MOTORI24
29 marzo 2016

Dieselgate, causa Usa contro Vw per pubblicità ingannevole

La Ftc accusa il gruppo tedesco di aver mentito sui diesel “puliti” e chiede risarcimenti per i consumatori
di Andrea Malan

				FOTO: Dieselgate, causa Usa contro Vw per pubblicità ingannevole
STAMPA INVIA IN EMAIL riduci testo ingrandisci testo

Ai problemi legali di Volkswagen negli Stati Uniti si è aggiunta un'altra causa: la Federal Trade Commission - l'agenzia indipendente preposta alla protezione dei consumatori - ha citato in giudizio il gruppo automobilistico tedesco affermando che Volkswagen «ha ingannato i consumatori con una campagna pubblicitaria che promuoveva veicoli a motori diesel teoricamente “puliti”». «Per anni le pubblicità di Volkswagen hanno promosso i loro veicoli come 'clean diesel' anche se è emerso che Volkswagen ha truccato quelle auto con dispositivi pensati per superare i test sulle emissioni» ha commentato ieri Edith Ramirez, presidente della Ftc. Quest'ultima non ha il potere di imporre sanzioni alle aziende. «La nostra causa punta a risarcimenti per coloro che hanno comprato le auto su cui Volkswagen ha fatto ricorso a pratiche ingiuste e ingannevoli». L'atto di citazione della Ftc ricorda che Vw ha speso «decine di milioni di dollari» in una campagna tesa a sottolineare «i vantaggi economici e ambientali del diesel» con slogan come «Diesel non è più una parola sporca»; proprio quei motori diesel che, grazie all'impiego di un software vietato dalla legge, erano in regola sui banchi prova ma nella guida reale emettono «fino a 40 volte i limiti legali di ossidi di azoto».

Il tribunale della città californiana è quello che dovrà decidere anche sulla causa intentata dal dipartimento della Giustizia di Washington per violazione del Clean Air Act e sulle decine di cause civili legate alla vicenda del dieselgate. Volkswagen deve ancora ottenere l'approvazione delle autorità Usa per la protezione dell'ambiente (Epa) e del suo omologo californiano (Carb) l'approvazione dei rimedi per riportare nei limiti di legge i quasi 600mila veicoli venduti in Usa con il software truffaldino. La settimana scorsa l'azienda ha ottenuto dal giudice di San Francisco una proroga del termine, inizialmente fissato per il 24 marzo, e dovrà ora recapitare la sua proposta entro il 21 aprile.


Il prossimo mese sarà importante per Volkswagen su molti fronti. Verso la metà del mese dovrebbero essere presentati i risultati dell'indagine sulle cause e le responsabilità dello scandalo, affidata dai nuovi vertici Vw allo studio legale americano Jones Day. Secondo «Der Spiegel» numerosi testimoni avrebbero scagionato l'attuale numero uno del gruppo (ed ex numero uno di Porsche) Matthias Müller, il quale non sarebbe stato informato della vicenda prima che questa fosse resa pubblica. Il 28 aprile il gruppo dovrà presentare i conti consolidati, che dovranno inevitabilmente contenere anche una stima dei costi complessivi dello scandalo (nei conti del 3° trimestre è già stato incluso un accantonamento di 6,7 miliardi di euro). Proprio per il presumibile grande impatto dello scandalo sui conti, gli azionisti dovranno rinunciare con ogni probabilità al dividendo. Lo ha scritto l'agenzia di stampa tedesca Dpa citando come fonte un membro del consiglio di sorveglianza della casa automobilistica. Non ci sono ancora decisioni definitive «ma non c'è alcuna indicazione che vi sia anche solo la speranza di un centesimo», sono le sue parole riportate dalla Dpa.

RSS

in collaborazione con MOTORNET.IT