Torna l'auto capace di far sognare, di andare oltre il quotidiano per esplorare un futuro fatto di forme nuove, sorprendenti, affascinanti. La proposta si chiama Alfa Pandion ed è di Bertone, che torna a Ginevra dopo un'assenza di due anni con una concept car dedicata ai 100 anni dell'Alfa Romeo.
Basata sulla meccanica della Maserati Granturimo (la stessa che sostiene l'Alfa 8C Competizione) con passo portato da 2942 a 2850 mm, è una coupé 2+2 dalla silhouette sinuosa, caricata sulla coda ad evidenziare la trazione posteriore. Non c'è traccia di cromature ne di retrò, eppure gli stilemi Alfa sono stati rispettati. Sul frontale si distinguono il tipico scudetto triangolare e i due "baffetti" delle prese d'aria orizzontali, evocati dai tagli della lamiera in una carrozzeria che rimane molto aperta verso l'esterno, come a voler mostrare la presenza della struttura sottostante. Un tema che sulla coda si esaspera e lascia fuoriuscire parte degli elementi lamellari di cui si compone la parte terminale, come nella scia di una cometa, a sottolineare il movimento e la potenza assicurata dal motore V8 2,2 litri da 444 CV.
Per Mike Robinson (direttore del design della Bertone nella nuova gestione) e il suo giovane team creativo (età media 24 anni), si tratta di un approccio "frame & skin", struttura avvolta da una morbida pelle, interpretazione della dualità insita nel logo dell'Alfa Romeo: la croce e il serpente, ovvero la forza della meccanica e della tecnica vestite da linee sensuali, belle e seducenti come vuole la tradizione italiana delle granturismo.
Ad unire un frontale e una coda tanto originali provvede un'altrettanto inedita fiancata attraversata da una vetratura ad arco che si estende da passaruota a passaruota. Ma la vera sorpresa si ha quando si aprono le porte: è l'interno fianco, incernierato posteriormente, a sollevarsi in verticale raggiungendo un'altezza totale di oltre 3,6 metri. L'effetto è spettacolare e spiega la scelta del nome Pandion, falco pescatore dall'ampia apertura alare cui la vettura si ispira anche per l'espressine rapace del frontale.
A porte aperte - anzi, ad ali spiegate - si scopre un mondo affascinante, già in parte visibile dall'ampio tetto-parabrezza in vetro. Pannelli laterali, tunnel centrale e colonna dello sterzo sono generati da un intreccio che ricorda le radici delle vegetazioni tropicali, mentre i sedili sottili propongono al posto della classica imbottitura uno strato di gel azzurro da cui traspare un tessuto luminoso, per un effetto che ricorda una piscina di notte. Le sedute sembrano galleggiare in questo ambiente rilassante e la loro leggerezza -materiale e percepita - partecipa al contenimento del peso totale della vettura, stimato intorno ai 1.000 kg a fronte di una lunghezza totale di 4820 mm, una larghezza di 1942 mm e un'altezza (a porte chiuse!) di 1284 mm.
L'apparente contrasto tra il trattamento "tagliente" dell'incrocio di lame visibile all'esterno e quello morbido e arboreo dell'interno è in realtà riconducibile a un unico linguaggio formale, che Mike Robinson, inesauribile ed entusiasta creativo, ha definito Algorithmic Design. Un approccio inedito alle superfici che esce dai consueti canoni automobilistici per riprodurre fenomeni naturali, espressioni in cui le forme sembrano propagarsi su base casuale. Ne deriva un motivo estetico molto connotato e tridimensionale nel risultato, di cui sarebbe interessante vedere sviluppi nella produzione di serie.
L'Alfa Pandion getta un sasso nello stagno del design automobilistico e apre un nuovo capitolo nella storia di Bertone ora che l'azienda è nuovamente guidata da Lilli Bertone, vedova di Nuccio. Il nuovo management ha le idee chiare: fare tesoro della tradizione per continuare ad essere propositivi, guardando al futuro.