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				FOTO: L'America dell'auto riaccende i motori
14 dicembre 2009

L'America dell'auto riaccende i motori

di Giampiero Bottino
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È l'ottimismo la vera novità del Salone di Los Angeles che ha chiuso ieri i battenti. Dopo più di un anno di musi lunghi e facce scure, la recente risalita delle vendite ha ridato fiducia ai protagonisti del settore, siano essi gli (ex) colossi di Detroit o la case straniere che in molti casi hanno negli Usa importanti basi produttive.
In effetti, tutti i top manager protagonisti delle press conference dedicate alla presentazione delle new entry hanno messo l'accento sul fatto che il peggio sembra passato. Intendiamoci, nessun trionfalismo, ma la cauta riscoperta di una speranza che sembrava sepolta.
Dal punto di vista dei contenuti, quello che doveva essere il salone delle green car nello Stato più verde degli Usa ha risposto alle attese solo parzialmente: tanto ibrido, un po' di elettrico, qualche fuel cell, tanti motori termici ad alta efficienza, tra i quali il 2.0 turbodiesel (alimentazione tradizionalmente invisa agli americani) è valso all'Audi A3 la corona di "Green car of the Year 2010".
Tante proposte, ma quasi tutte all'insegna del "deja-vu". In occasioni recenti come gli ultimi saloni di Francoforte e Tokyo, o in tempi più lontani come l'ennesima riproposizione della Chevrolet Volt extended range (auto elettrica in cui il motore a combustione interna serve solo a ricaricare le batterie), corredata dall'annuncio ufficiale dell'avvio della commercializzazione: fine 2010, a partire proprio dalla California.
Ci ha pensato Volkswagen a portare l'unica vera anteprima ecologica: la concept car Up! Lite, nuova declinazione della futura "Small family" di Wolfsburg. Una compatta quattro posti che pesa meno di 700 kg e dispone di un turbodiesel bicilindrico di 800 cc da 51 Cv, che all'occorenza possono diventare 65 con il contributo del motore elettrico integrato tra il propulsore Tdi e il cambio automatico Dsg doppia frizione a 7 marce. Una soluzione che promette meraviglie: 160 km orari di velocità massima, possibilità di marciare per brevi tratti in modalità puramente elettrica, 2 litri di gasolio per 100 km, emissioni di CO2 limitate a 65 g/km.
Non solo una finestra sul futuro, ma la conferma che presentarsi a una platea americana con una vettura piccola anche scondo i nostri standard non è più un azzardo al limite dell'eresia. Non a caso, Mazda ha presentato in pompa magna la sua "2" mentre la Ford ha letteralmente invaso Los Angeles con la debuttante Fiesta, declinata al Salone anche nella versione tre volumi che da noi sarebbe del tutto improponibile.
Per quanto riguarda le novità di prodotto, case europee ancora sugli scudi per merito della Porsche, che ha svelato al mondo tra gli applausi la nuova generazione della Boxster Spyder, unica proposta davvero globale tra le non molte new entry riservate al mercato Usa. Vetture come la Cadillac Cts Coupé, la nuova generazione del minivan Toyota Sienna piuttosto che le somigliantissime "cugine" di casa Honda: la Accord Crosstour e la Zdk con il badge del marchio di lusso Acura dimostrano che altri si stanno avventurando nel solco tracciato da Bmw con l'imponente ma filante X6.
Un salone significativo più per la capacità di fotografare una geografia automobilistica mondiale in rapido e continuo mutamento che per la (scarna) parata di novità. Assenti italiani e francesi, sacrificata sull'altare del "cost cutting" la partecipazione di Nissan e del suo brand di lusso Infiniti, ha fatto effetto lo smagrito stand Gm che, dopo l'addio a Hummer e Saturn e la dislocazione non casuale di Saab nell'altro padiglione, si è ridotto a quattro brand (Buick, Cadillac, Chevrolet, Gmc). Tanti quanti ne esibiva il gruppo Chrysler che ha portato all'esordio il badge del nuovo marchio voluto da Marchionne: quel Ram che adorna i suoi monumentali pick-up con la stessa testa d'ariete della Dodge (di cui fino a ieri rappresentava solo una linea di prodotto), ma su fondo nero anziché rosso.
Difficile dire se la struttura di Figueroa Street riuscirà, come sostiene qualcuno, a sottrarre la leadership espositiva a stelle e strisce alla tradizionale location di Detroit. A nostro avviso, il sorpasso è ancora di là da venire, perché se la California ha un appeal che il Michigan neppure si sogna, ma la storia significa pur qualcosa anche nel mondo dei motori. Appuntamento per la riposta tra meno di un mese: l'11 gennaio aprirà infatti i battenti a Detroit l'edizione 2010 del Naias. E comunque gli Usa sono talmente grandi che c'è davvero posto per tutti. Anche nel campo dei saloni dell'auto.

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